Rossomalpelo

di Manuela Collarella

Di Mondadori e del mettersi in proprio

Filed under: Media e tecnologie,Senza Categoria — 23 agosto 2010 @ 16:50

ingranaggiA Vito Mancuso sono giustamente venuti gli scrupoli. Come si fa, avendo coscienza, a pubblicare con Mondadori, quando questa sta provando ad ottenere tutti gli escamotage possibili per non pagare i 350 milioni di euro dovuti al fisco?

Quanti ospedali si potrebbere mantenere con 350 milioni di euro? Quante case popolari si potrebbero costruire? Quante scuole cadenti si potrebbero ristrutturare?

Dopo i dubbi sollevati da Mancuso, diversi autori stanno reagendo in vario modo. Gad Lerner gli dà ragione. Don Gallo se ne va. Altri come Gianna Schelotto hanno cominciato quando Berlusconi non c’era ancora e sperano di continuare quando non ci sarà più.

Giorgio Bocca e lo scomparso Saramago hanno sbattuto la porta tempo fa. E Saviano tentenna (anche perché magari, trovandosi in una situazione non facile, non è consigliabile rinunciare alla visibilità offerta da un colosso come Mondadori). Tempo fa – dopo espliciti attacchi del PresDelCons la polemica tra lo scrittore partenopeo e Mondadori si era conclusa con un «Resterò in Mondadori e Einaudi fino a quando le condizioni di libertà saranno garantite fino in fondo».

Carlo Lucarelli, su Repubblica di oggi, dice che lui ci sta pure a sentirsi un po’ male per il fatto di lavorare lì. Ma anche gli italiani che l’hanno votato però… Insomma tutti colpevoli, quindi nessuno ha alcuna responsabilità.

Mesi addietro Nicola Lagioia su Nazione Indiana a interrogativi simili – scaturiti da un ampio dibattito sulla responsabiità odierna dell’autore – rispondeva che lui pubblica per Einaudi perché quella gli sembra la casa editrice che meglio di altre può rappresentarlo e perché il 90% degli autori einaudiani sono antiberlusconiani e se se andassero in blocco decreterebbero la fine un pezzo troppo importante della cultura di questo paese.

Verissimo, però anche questo attaccarsi alle memorie di ciò che fu, mi sembra eccessivo. D’accordo, Einaudi ha la storia che ha. Ma Giulio Einaudi non c’è più. Lo stesso dicasi di Pavese, di Calvino, di Vittorini ecc. Einaudi non è più quella cosa lì. E’ un’altra cosa, rispettabile, ma un’altra cosa. E non si capisce perché gli autori che per essa scrivono oggi dovrebbero garantirle eternità in nome di ciò che è stato.

La verità è che nei retrobottega del mondo editoriale il ragionamento che si fa è "sì, pubblicare con Berlusconi mi fa un po’ ribrezzo, però una grande casa editrice distribuisce bene, ha visibilità, vende molto e paga puntuale".

La stessa cosa non si può dire per tanto piccoli editori, a causa delle condizioni difficili in cui spesso versano. Insomma lavorare per i "compagni" è bello, però poi non pagano.

Il che non è divertente per chi fa lo scrittore a tempo pieno, che non è certo un mestiere che dia grandi sicurezze.

Altra motivazione, rispettabile, che si tira sempre in ballo è: ma in quelle case editrici c’è un patrimonio di risorse umane, di editor, di direttori di collane che sono in ottima fede e lavorano bene. E non è giusto buttare il bambino con l’acqua sporca.

Ma allora come se ne esce?

Via Rigattieri propone agli autori Mondadori di animo democratico di uscire dalla ambasce adottando un piccolo editore.

Vito Mancuso nel suo j’accuse fa i nomi e chiama in causa nientepopodimeno che gente del calibro di Carlo Lucarelli, Piergiorgio odifreddi, Corrado Augias, Pietro Citati, Federico Rampini, Roberto Saviano, Nadia Fusini, Michela Marzano, Eugenio Scalfari, Gustavo Zagrebelsky, Adriano Prosperi, Benedetta Tobagi.

Io dal canto mio rilancio e dico ma perchè, cari autori, visto che siete tanti – gli autori eunaudiani che hanno firmato un documento contro la legge bavaglio pare siano una quarantina – e non di poco conto, perchè non mettete un tot per uno e fate una bella casa editrice nuova di zecca?

Ok, il mercato editoriale italiano è una buca di serpenti. Monopolizzato (chissà da chi), i distributori sono una lobby. Ecc. Eppure chissà. Con un investimeno minimo, e nomi di cotanto calibro e i legami che ognuno di voi ha nelle redazioni dei giornali, la visibilità dovrebbe essere assicurata. O no?

Poi così magari si troverebbe un posto anche per quei valenti amici editor che non si vuole abbandonare al loro destino avverso e berlusconiano.

Certo bisognerebbe avere il fegato di rischiare qualcosa del proprio e di superare invidie e bisticci tra colleghi. Ma non si dice sempre che firmare appelli e basta è una roba da anime belle "de sinistra"? Qualcosa bisogna pure mettere in gioco.

In fondo la mai abbastanza compianta Elvira Sellerio fece così. Mise insieme un po’ di scrittori di spessore (Sciascia, Bufalino, ecc.  mica pizza e fichi) investì i soldi della liquidazione e via.

Non sarebbe male qualche coccodrillo in meno e qualche coraggioso in più che ne seguisse l’esempio. Anche per non dare sazio a certa gente.

1 commento »

  1. Dario De Cristofaro:

    Cara Manuela,
    ti segnalo il nostro post, in cui noi di Flanerì (www.flaneri.com) siamo giunto alla tua stessa proposta e conclusione:

    http://www.flaneri.com/index.php/blog/post/la_necessita_di_un_ritorno_all

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