Rossomalpelo

di Manuela Collarella

“L’infanzia è un terremoto”. Intervista a Carola Susani – 2/3

Archiviato in: FattoDaMe, Fotografia, Interviste, Segnalazioni, Senza Categoria, Sicilitudine, memoria — 20 marzo 2008 @ 15:15

L'infanzia è un terremoto - Carola Susani Seconda parte dell’intervista a Carola Susani sul libro L’infanzia è un terremoto, a proposito del terremoto in Belice nel 1968.

Link alla prima e alla terza parte.

(Le immagini sono state realizzate durante la presentazione del libro presso l’Agave Bookbar di Roma).

 

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Il tema della memoria e della sua trasmissione emerge spesso dal racconto. Quanto ha inciso, in questo senso, il fatto di essere adesso madre di due bambine?

Beh c’era l’esigenza di colmare un vuoto. Molto è stato detto e scritto sul terremoto. Molto poco su quello che è venuto dopo, sulla ricostruzione e sulle storie delle persone che se ne sono occupate.

Questa, poi, è anche la storia della mia famiglia. Mi fa impressione pensare che le mie figlie potessero non saperne nulla.

In fondo, a modo mio, credo molto nella famiglia. Nelle famiglie come luogo in cui viene protetta la libertà. Può sembrare strano dirlo, ma è così. Durante il fascismo, ad esempio, sono state proprio alcune famiglie a custodire la memoria della libertà, di cos’era la vita prima della dittatura.

La memoria ritorna anche nel passaggio in cui descrivi l’abbattimento delle baracche, avvenuto in seguito alla ricostruzione.

Di solito si cresce in luoghi che non scompaiono, ma si trasformano nel tempo. Passano gli anni, cambiano i negozi, invecchiano o si riverniciano le case.

Il momento dell’abbattimento delle baracche è stata invece una cesura molto forte. Ha sancito l’impossibilità di tornare e la fine dell’infanzia nel modo in cui l’avevo concepita fino a quel momento. L’impatto con Palermo fu tremendo.

Emerge dal libro la grande capacità di mobilitazione e di pianificazione nel lavoro sociale svolto dagli adulti che ti circondavano. Una capacità di studio, di analisi, di metodo. Questo patrimonio di conoscenze è scomparso o ha trovato altre strade?

No, non è scomparso. E’ meno visibile. In un certo senso si è istituzionalizzato: molti progetti finanziati dall’Unione Europea sono figli di questo tipo di esperienze di sviluppo dal basso.

In quella fase e in quel contesto mondiale l’isola era tutt’altro che periferica. Oggi fa molta  impressione l’immagine di una Sicilia attraversata da una marcia “per la Sicilia occidentale e un mondo nuovo” o “per la pace in Vietnam”. Marce che duravano settimane ed erano lunghe centinaia di chilometri. Marce alla cui testa spiccavano personalità come Dolci, affiancato da rappresentanze provenienti dal Vietnam e dagli Stati Uniti.

Beh si, c’era un certo fermento, anche a livello internazionale. Sia il gruppo di Danilo Dolci che il centro studi di Partanna avevano forti legami con gruppi di attivisti svedesi, olandesi, portoghesi, greci. Il terremoto in questo senso rappresentò anche un momento di grande rottura culturale, attraverso il quale un mondo contadino si ritrovò catapultato nel presente post-industriale.

Doveva essere un corto circuito non da poco.

Era un intero mondo che cambiava di colpo. Era emozionante, giusto per fare un esempio, vedere le ragazze nei paesi che mantenevano l’usanza del lutto rimodulandola secondo l’estetica degli anni settanta: aderenti pantaloni a zampa d’elefante, zeppe, occhi truccati con il kajal.

(Continua…)

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