Rossomalpelo

di Manuela Collarella

La guerra c’è ma non si vede. Per fortuna c’è Internet

Archiviato in: Fotografia, Segnalazioni, Visual politics — 25 Agosto 2006 @ 20:25

Beirut. I palazzi sventrati, le macerie, le difficoltà di chi tenta di sopravvivere sotto i bombardamenti. Ma anche le grida, le opinioni, le proteste della gente.

Al link http://inmotion.magnumphotos.com/essays/lebanon.aspx è possibile avere accesso a tutto questo.

Si tratta di un un reportage, War in Lebanon, realizzato nel luglio di quest’anno dal fotografo Magnum Christopher Anderson, che sfrutta tutte le possibilità multimediali della Rete.

Durante lo scorrimento dello slideshow è possibile ascoltare suoni e interviste registrati sul campo dal reporter.
Il tutto è corredato da link esterni a dossier di approfondimento che permettono di comprendere le ragioni scatenanti del conflitto israelo-libanese.

Le immagini sono estremamente intense e di altissima qualità; quasi banale dirlo, quando si parla di un fotografo della ben nota agenzia di Capa e compagni.

Ma il vero pregio di questo reportage sta nella completezza del flusso informativo che veicola.
War in Lebanon, infatti, è parte di un progetto più ampio (http://inmotion.magnumphotos.com) tramite il quale la Magnum sta sperimentando le possibilità offerte dalla rete per la diffusione del medium fotografico.

Dal 2004 attraverso il sito di Magnum in Motion è possibile consultare saggi multimediali che si avvalgono non solo, com’è ovvio, dell’utilizzo di immagini ma anche di narrazioni audio, testi, e grafici. Anche l’interattività trova il suo spazio: ogni utente ha la facoltà di lasciare opinioni e analisi nell’apposito spazio “commenti” di ogni reportage.

Nell’era dei blog e delle webcam, si dice, i fatti si raccontano da soli, il giornalista non ha che da stare in redazione e mettere insieme i pezzi. Il fotogiornalismo viene dato per morto e ancora di più il giornalismo di inchiesta.

Un sito del genere credo dimostri esattamente il contrario. Tutto si trasforma ma nulla si distrugge è una legge che vale anche per i mass media.

Naturalmente questo è un caso molto particolare: realizzare reportage in luoghi di conflitto con i mezzi e la copertura della Magnum è molto diverso che fare il fotografo free lance assumendo in prima persona costi e rischi.

Tuttavia Magnum in Motion è uno dei molti progetti che evidenzia la capacità della Rete di bypassare la superficialità e la pochezza dei media di massa contemporanei.

In Italia questo è molto evidente se si guarda al taglio che il mezzo televisivo ha dedicato alla guerra israelo-libanese.
Missioni da inviare. Regole di ingaggio sì, regole di ingaggio no. Di Medio Oriente si parla molto in questi giorni. Ma sembra quasi che siano più importanti le ricadute sulle beghe di cortile della politica nostrana più che una reale consapevolezza dell’opinione pubblica su quello che sta accadendo.

Si fa appello al consenso popolare all’invio di truppe, ma ci si dimentica di spiegare di cosa si sta parlando di preciso. Che paese sia il Libano, quale sia la sua storia, cosa vi stia accadendo oggi. Sembrano tutte questioni per pochi intellettuali bene informati.

Il medium televisivo, che ha un peso determinante in un paese come l’Italia in cui si legge pochissimo, ha da tempo abdicato al compito di informare i cittadini.

E così la tragicità della guerra, la vita quotidiana di milioni di bambini, uomini e donne, non trova posto tra veline, sfilate di moda, barzellettieri e quant’altro.

Per fortuna c’è la Rete. C’è da augurarsi che sempre più persone nauseate da grandi fratelli e buone domeniche spengano la tv e accendano il pc (oltre che il cervello).

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