To’, chi si rivede

Internet è bella anche perché per caso ti fa ri-incrociare persone che hanno attraversato la tua vita. Che credevi perdute per sempre. Svanite nei risvolti dell’entropia in cui siamo immersi. Tra le agendine perse nei traslochi e gli indirizzi email volatilizzati con i cambi di hard disk.
Di recente mi sono allegramente imbattuta nei lavori di Samson de Pessemier.
Belga, ormai quasi dieci anni fa ha vissuto per un po’ di tempo a Palermo. Me lo ricordo viaggiatore vorace e fotografo curioso.
Sono contenta di sapere che in tutto questo tempo non ha smesso di scattare e di fare il nomade tra Europa e Mediterraneo.
La fotografia di viaggio è per chiunque un modo per portare con sé qualche appunto, fermare una traccia di quello che gli occhi hanno assorbito.
Ma quando si viaggia molto, e lo sguardo è sottile, emergono anche le assonanze tra i luoghi, i tic rivelatori, i frammenti che descrivono l’anima di un posto.
Nelle immagini di Samson si confondono i mercati di Malaga e di Palermo, i vicoli di Salamanca, e le ombre di un piccolo paese della Bretagna.
Nei suoi ritratti affiorano i gesti e i volti incontrati lungo la strada, raccontati con l’intelligenza acuta di chi sa raccontarti una vita intera attraverso un dettaglio.
Una carrellata su una generazione che tra progetti erasmus e tendenze migratorie intreccia legami oltre i recinti nazionali. Alla faccia dello scontro di civiltà.
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