Pio La Torre. Il figlio della Terra

Proiezione di
Pio La Torre. Il figlio della terra
di Giuliana Catamo e Lorenzo Hendel
(2007, 54”)
Martedi 15 maggio
ore 21,30
il Baffo della Gioconda
Via degli Aurunci, 40
Roma
Oi è la jurnata du riscatto
li terre abbandunate n’avemu a pigghiare
p’un moriri cchiu di fame
i picciriddi hannu a manciare
la terra a chi la lavora
(canto del movimento siciliano di occupazione delle terre)
La mattina del 30 aprile 1982 due moto di grossa cilindrata affiancano la fiat 132 a bordo della quale si trovano il deputato comunista Pio La Torre e il suo stretto collaboratore e autista Rosario Di Salvo.
I due motociclisti, con i volti occultati dai caschi, sparano decine di colpi di mitraglietta. La Torre muore sul colpo, Di Salvo ha giusto il tempo di rispondere al fuoco in un estremo tentativo di difesa.
Solo nel 1992 si accerterà che a volere quelle morti furono i vertici di Cosa Nostra a causa del disegno di legge che La Torre aveva presentato in parlamento.
Quella legge (che proprio l’uccisione di La Torre farà approvare nel settembre dell’82) non era gradita ai mafiosi per due motivi precisi: istituiva il reato di associazione mafiosa e prevedeva il sequestro dei beni provenienti dall’esercizio di quel reato.
E a qualcuno non piace ancora oggi se fino al 2004 si è tentato di riformarla.
Ma il percorso umano e politico di Pio La Torre inizia molto prima del provvedimento legislativo che porta il suo nome. Ed è proprio questo il viaggio ricostruito nel documentario realizzato per Raitre da Giuliana Catamo e Lorenzo Hendel.
A partire dagli anni quaranta attraversa tutti i punti cruciali della storia civile siciliana e non solo.
E’ un giovane dirigente sindacale negli anni del movimento contadino per l’occupazione delle terre.
(Farà 18 mesi di carcere per questo).
Alla guida della Camera del lavoro di Palermo negli anni ‘60 delle lotte operaie ai cantieri navali, della dura repressione di Scelba e della strage di Palermo del ‘60.
A fine anni ‘70 il suo pragmatismo e il suo realismo ne facevano un moderato agli occhi dei ventenni di allora. Di conseguenza stupisce non pochi quando sarà in prima fila nel movimento di opposizione alla base missilistica della Nato a Comiso.
L’unico di sette figli ad aver potuto studiare, resterà sempre legatissimo alle sue origini contadine. Questo è forse il motivo per il quale braccianti e operai in lui riconoscevano uno di loro, più che un dirigente di partito.
6 commenti »
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Maggio 9th, 2007 @ 16:04
Volevo specificare che a causa della sottovalutazione che la classe politica italiana (compreso lo stesso PCI di cui La Torre faceva parte) ha sempre avuto del fenomeno mafioso (siciliani che si scannano tra di loro e non un problema per l’ordine democratico di tutto il Paese) fece sì che non bastò l’omicidio di La Torre e Di Salvo a far approvare la legge antimafia proposta da La Torre, che infatti rimase nei cassetti anche dopo il 30 Aprile dell’82. Essa fu ripresa dall’allora ministro Virginio Rognoni e portata al voto in parlamento solo dopo il 3 settembre dello stesso anno, giorno in cui Cosa Nostra eliminò anche il piemontese generale dei carabinieri e prefetto di Palermo (nominato dallo stesso Rognoni dopo la morte di La Torre) Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. E’ per questo che la legge è nota anche come legge Rognoni-La Torre.
Maggio 9th, 2007 @ 16:26
Grazie della precisazione, jones.
E’ vero che non bastò la morte di La Torre, ci volle anche quella di Dalla Chiesa.
Non sono sicura del fatto che fosse sottovalutazione. Ci vedo di più la volontà di negare fino all’ultimo la gravità del problema per non prendersi… la gatta da pelare.
Del resto dire che questo è un paese che vive sull’emergenza è ormai un luogo comune. Vero, purtroppo.
La lungimiranza non è mai stata una virtù italiana.
Giugno 2nd, 2007 @ 17:08
certo che leggere che il pci, sopratutto quello siciliano (dove stava La Torre), sino al 1982 ha sottovalutato il fenomeno mafia e lo ha considerato “siciliani che si scannano tra di loro…” fa’ davvero senso.
e’ un po’ come quando berlusconi dai palchi dei suoi comizi (ma anche toto’ riina dalle gabbie del tribunale) tuonava “la colpa e’ tutta dei comunisti che hanno governato per tutti questi anni passati”.
e’ facile scrivere certe cose e fare leva sulla corta memoria storica che, forse volutamente, affligge l’italia di oggi.
ci sarebbe da fare un elenco lungo centinaia di righe con i nomi … sin dai primi anni del secolo scorso i comunisti hanno pagato con il sangue e con la vita la loro attivita’ sindacale e politica in sicilia.
basta prendere un qualunque libro di storia e documentarsi … anche sulla circostanza che negli anni ‘40 e ‘50, mentre i dirigenti comunisti e i sindacalisti venivano uccisi per aver guidato le lotte dei contadini contro il latifondo, i genitori degli attuali “simboli antimafia” siciliani, quelli che vi piacciono tanto, non stavano certo dalla loro parte.
eccheca…
(scusa Manuela, ma quando ci vuole, ci vuole)
Giugno 2nd, 2007 @ 19:14
Allora, un momento eh…
Io conosco non dico a menadito, ma sufficientemente sì, la storia del pci (italiano e siciliano) da ricordare bene molti di quei nomi di militanti di sindacato e di partito morti per mano mafiosa.
E ci mancherebbe altro se non mi tolgo tanto di cappello di fronte a questa storia.
Credo che di tutto mi si possa accusare tranne che di essere anticomunista. Penso di poter dire tranquillamente lo stesso per Jones.
Detto questo, mi pare di potere altrettanto dire che la storia del pci è la storia di una grande casa, che ha compreso al suo interno posizioni e vicende umane molto diverse tra loro.
Alcuni si sono impegnati (e ci sono morti) attivamente contro la mafia, altri meno.
La mia opinione è che da un certo momento in poi il partito comunista italiano abbia avuto un’impronta più operaista e che da allora nel meridione, che aveva tutta un’altra storia, abbia, lentamente ma progressivamente, perso mordente.
Il fatto che a Palermo gli eredi di quel partito raccattino voti quasi solo a Palermo centro vorra pure dire qualcosa…
Questo processo di “urbanizzazione” si è intrecciato con altri processi storici che intersecano anche le vicende del movimento antimafia ecc.
A me capita quotidianamente, sia quando sono in Sicilia, sia quando sono a Roma, di parlare con molte persone di sinistra, colte e preparate, che nonostante tutto della mafia hanno un’idea vaga lontana e folcloristica.
Poi magari sanno tutto del movimento dei sem terra (con rispetto parlando dei sem terra)…
Credo che questo tipo di atteggiamento, purtroppo, nasca da lontano. Nell’immaginario simbolico di sinistra la lotta alla mafia ha un posto solo, o quasi, se sei nato da Napoli in giù. Nel resto d’Italia un po’ ti vedono come un alieno quando parli di queste cose.
Io mi sono anche scocciata di dovere spiegare alla gente a ogni tornata elettorale perchè i siciliani votavano una volta tutti dc e ora udc e forza italia…
Poi vorrei sottolineare anche che essere comunisti e essere iscritti al pci non sempre è stata la stessa cosa. Valga l’esempio di peppino impastato, che con il pci siciliano dell’epoca non mi risulta fosse troppo tenero, o mi sbaglio?
Tutto questo per dire che io personalmente cerco di valutare la storia che sta alle nostre spalle cercando di capire che qs è un fenomeno complesso che va analizzato con coscienza critica.
Mi sembra di avere capito che lo stesso la Torre, pur essendo stimato da molti dei suoi compagni, non sempre trovava la strada spianata all’interno del suo stesso partito quando parlava di lotta alla mafia.
Dire questo non mi sembra corrisponda a prendere il pci e a buttarlo a mare in blocco. Significa tentare di fare un’analisi. Che come tutte le analisi può essere opinabile, ma non è carino travisarla nelle sue intenzioni.
Poi, scusami Mario, ma che vuol dire “i genitori degli attuali “simboli antimafia” siciliani, quelli che _VI_ piacciono tanto”?
Di quali simboli parli?
C’è stata una spartizione netta tra un NOI e un VOI?
Se si mi piacerebbe sapere all’interno di quale VOI sono stata collocata… visto che gioco da anni da libero battitore…
Qs le mie riflessioni, per il resto se Jones vorrà replicherà di persona.
Giugno 2nd, 2007 @ 21:30
Manuela, niente di personale, assolutamente.
Forse ho collocato male il voi, anzi senz’altro, ma quella affermazione mi fa’ male.
Io ho parlato di p.c.i., cioe’ di partito comunista italiano, e questo e’ esistito sino al 1989 (almeno ufficialmente) e in sicilia, per quanto mi riguarda e’ morto con La Torre. Concordo con te per il dopo, e non credo di aver affatto simpatia per quegli “eredi” (lontani, lontanissimi) che, dopo aver consegnato armi e bagagli ad Orlando, conoscono solo il quartiere liberta’ e i salotti “bene” e che non perdono occasione per vomitare veleno sul passato.
Poi lo stesso La Torre ha sottoscritto una relazione di minoranza della commissione parlamentare antimafia denunziando dei fatti e citando e descrivendo dei personaggi di cui, leggendo i nomi, puoi chiarirti il senso della mia frase.
E credo che chi ha un idea vaga della mafia la abbia anche sul periodo storico della lotta contro il latifondo … o magari solo non vuole ricordare, se ne ha l’eta’.
Sull’attuale movimento antimafia, e sui suoi protagonisti “professionisti”, poi ho un idea che sicuramente non collima con le tue, ma io sto’ qui e ho visto da vicino tante cose che fuori non arrivano … e venero Sciascia, mi dispiace.
(su di Impastato rischiamo di perderci e di far solo confusione … una cosa per volta)
Giugno 11th, 2007 @ 16:23
Non ho purtroppo molto tempo per entrare nel merito di tutte le questioni sollevate. Credo semplicemente che le classi politiche nazionali, compresa quella del PCI abbiano non sempre capito e qualche volta sottovalutato o posto in subordine la questione mafiosa rispetto ad altre priorità, non assumendo fino in fondo la gravità del fenomeno come fondamentale questione della vita democratica del paese tutto e non della sola sicilia o del mezzogiorno. Questo non significa in alcun modo negare l’impegno dei comunisti siciliani contro la mafia e il tributo di sangue che hanno dovuto pagare. Per il resto sono d’accordo. Concordo con Manuela quando parla di approcciare a queste questioni usando il paradigma della complessità. E il rischio è sempre di fare in poche battute affermazioni che possono sembrare generiche. Il PCI non era un monolite e credo non sia falsificazione storica distinguere tra periodi storici diversi e aree geografiche diverse, e che quindi sul tema della lotta alla mafia possano esserci stati diversi livelli di consapevolezza e impegno tra il gruppo dirigente nazionale del PCI e quello siciliano.
Lancio solo un elemento di riflessione. Perchè così spesso e così a lungo il PCI siciliano è stato di fatto commissariato con dirigenti che venivano da fuori? (Prima Occhetto e dopo l’omicidio di Pio e Rosario, Folena). Perchè il partito a livello nazionale ha sempre evitato che nella sua classe dirigente i dirigenti siciliani contassero più di tanto rispetto, ad esempio, ai piemontesi? E’ un caso o è qualcosa che va indagato e spiegato, anche in relazione alle conseguenza che può aver avuto ad esempio nella percezione del fenomeno mafioso come problema politico complessivo di carattere nazionale e non locale?
Sono d’accordo che con La Torre muore di fatto il PCI siciliano e con qualche anno di anticipo sul resto del partito, e che dopo la sua morte la sinistra siciliana si è consegnata armi e bagagli a Orlando e si è chiusa nei salotti buoni, recidendo progressivamente tutte le sue radici.
Volevo infine ribadire che se ho organizzato una iniziativa per ricordare La Torre è stato proprio per rivendicare il ruolo dei comunisti siciliani nella lotta alla mafia e non per sminuirlo.
Resto convinto che leggere i testi di La Torre e in particolare la relazione al congresso regionale del PCI poco prima della sua morte sia fondamentale per capire tante cose non solo del passato della sicilia, ma anche del suo presente, e che altri suoi scritti abbiano ancora tanto da dire sulla crisi della democrazia italiana e della sinistra negli ultimi veti anni (vedi ad esempio gli articoli in cui La Torre fa un bilancio critico dell’esperienza del compromesso storico).
Mi fermo qui sperando di essermi riuscito a spiegare e scusandomi per la poca chiarezza del mio intervento. Ringrazio ancora Manuela dello spazio e del sostegno che mi ha dato e Mario, che non conosco, per aver stimolato questa, ritengo utuile, discussione.
J.