Rossomalpelo

di Manuela Collarella

Beatrice Cenci o dell’ingiustizia ingiusta

Archiviato in: FattoDaMe, Senza Categoria — 1 luglio 2007 @ 21:29

La storia che vi racconto oggi ha poco a che fare con l’attualità… almeno apparentemente. Forse però, a pensarci bene, dato che l’oscurantismo sta tornando di moda ripercorrere la vicenda e i luoghi in cui visse e morì Beatrice Cenci potrebbe non essere così insensato…

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta Palazzo Cenci

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta Palazzo Cenci

Beatrice Cenci (Roma, 12 febbraio 1577 – 11 settembre 1599) fu una nobildonna romana, giustiziata per parricidio e poi assurta al ruolo di eroina popolare.

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta (Palazzo Cenci)

Sesta figlia del conte Francesco Cenci, uomo violento e dissoluto, e di Ersilia Santacroce, dopo la morte della madre, a sette anni, fu messa in un monastero di suore francescane insieme con la sorella Antonina. Ritornata a 15 anni in famiglia vi trovò un ambiente quanto mai difficile e fu costretta a subire le violenze e gli abusi del padre che, nel frattempo, aveva sposato, in seconde nozze, la vedova Lucrezia Petroni.
L’esilio a Petrella
Francesco pur di non pagare la dote di Beatrice, volle impedirle di sposarsi, e decise nel 1595 di segregarla, insieme con la matrigna Lucrezia, a Petrella Salto. Nel 1597 Francesco, malato di rogna e di gotta, anche per fuggire alle richieste pressanti dei creditori, si ritirò a Petrella e le condizioni di vita delle due donne divennero ancora peggiori.
Il parricidio
Esasperata dalle angherie e dagli abusi paterni, Beatrice giunse alla decisione di organizzarne l’omicidio in concorso con la matrigna Lucrezia, i fratelli Giacomo e Bernardo, il castellano Olimpio Calvetti e il maniscalco Marzio da Fioran detto il Catalano. Fu assalito nel sonno: gli spezzarono le gambe e lo finirono colpendolo al cranio ed al petto. Per nascondere il delitto tentarono di simulare una morte accidentale. I congiurati vennero scoperti e catturati.

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini) – il papa che condannò a morte Beatrice Cenci (e Giordano Bruno).

Il processo

Il processo ebbe un grande seguito pubblico. Gli imputati superstiti vennero condannati a morte: Beatrice ed Olimpia alla decapitazione, Giacomo allo squartamento. Bernardo, il fratello minore di soli quindici anni, fu anch’esso condannato ma, per la sua giovane età, ebbe risparmiata la vita: fu condannato ai remi perpetui, cioè a remare per tutta la vita sulle galere pontifice e con l’obbligo di assistere all’esecuzione dei congiunti. Inoltre, la notizia della commutazione della pena gli fu deliberatamente nascosta e comunicata solo poco prima della scampata esecuzione. Solo alcuni anni più tardi, dopo il pagamento di una grossa somma di denaro, fu liberato.

L’esecuzione

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta Lapide in via Monserrato

“La mattina dell’11 settembre 1599 Giacomo e Bernardo furono portati sul carro che da Tordinona li avrebbe condotti sulla piazza di Castel S. Angelo, luogo delle esecuzioni. Il carro percorse via dell’Orso e via del Giglio, passò per Sant’Apollinare, Tor Sanguigna e Pasquino, dinanzi Corte Savella e proseguì per il Palazzo della Cancelleria. Entrato poi a piazza del Duca (oggi Piazza Farnese) proseguì per via di Santa Maria di Monserrato per fare una sosta alle carceri di Corte Savella. Lucrezia e Beatrice furono fatte scendere e portate innanzi al carro…”

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta via Monserrato …

“Il corteo proseguì ancora per Monserrato…”

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta via Banchi vecchi

…Banchi (oggi via dei Banchi Vecchi) e San Celso, allora le vie più popolose di Roma. Ai lati del corteo si aprivano ali di folla che seguivano il corteo dai balconi dei palazzi, dai cigli delle strade. Beatrice, dritta e impassibile, si avviava verso la morte, mentre la folla sempre più numerosa era preda di un delirio collettivo e di una curiosità mista a pietà verso Beatrice, molti salivano sui parapetti del ponte, cadevano in acqua, alcuni annegarono…”

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta

“La folla tacque quando all’imbocco di San Celso apparve il corteo con a capo Beatrice e Lucrezia. Poi apparve anche Giacomo, con le carni straziate, infine Bernardo. Insieme assistettero alla messa e si salutarono per l’ultima volta…”

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta Ponte Sant’Angelo

…Il primo a salire sul palco fu Bernardo, il fratello più giovane, completamente estraneo ai fatti, ma pericoloso testimone e presumibilmente erede di quello che restava del patrimonio Cenci. Bernardo fu condannato ad assistere al supplizio dei suoi familiari, fu quindi inviato in carcere per un anno e alla scadenza di questo condannato a vita alle galere. Fu quindi la volta di Lucrezia che, già priva di sensi, fu distesa sulla panca, un attimo e la mannaia le recise la testa. Ecco Beatrice, la folla mormora, si odono singhiozzi, la fanciulla poggia la testa sulla tavola e sul suo collo scende la lama affilata della spada del boia. Bernardo non regge a uno spettacolo tanto crudele e sviene, quando riprende i sensi è sconvolto e scosso da un pianto disperato. Arriva Giacomo, il corpo scoperto e straziato, grida ancora l’innocenza di Bernardo, poi reclina il capo sul ceppo, per lui la morte arriva da un colpo di mazza deciso che gli sfonda il cranio…”

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta Ponte Sant’Angelo

“…I corpi senza vita, quel che restava di quei corpi, rimasero esposti alla vista del popolo fino alle 23, poi i confratelli di San Giovanni Decollato ricomposero i poveri resti di Giacomo e li portarono nella loro chiesa per consegnarli ai parenti che, rispettando le ultime volontà del morto, lo seppelliranno nella chiesetta di San Tommaso dei Cenci. Il corpo di Lucrezia fu consegnato alla famiglia Velli…”

Beatrice Cenci o della giustizia ingiusta Ponte Sisto -

“…ll cadavere decapitato di Beatrice, secondo i testimoni, ricevette gli onori dal popolo che lo portò in processione per via Giulia, Ponte Sisto, proseguendo per la via boscosa del Gianicolo che conduceva alla chiesa di San Pietro in Montorio dove i confratelli delle Sacre Stimmate e il confessore di Beatrice calarono il corpo della giovane in un loculo dell’abside. La storia o la leggenda narrano che Beatrice subì un ultimo oltraggio: correva l’anno 1798 e Roma era occupata dalle truppe repubblicane francesi, il generale Berthier, comandante il Corpo d’occupazione della Francia repubblicana, impose una ingente taglia allo Stato pontificio. Quotidianamente erano diramati proclami di confisca di beni che andavano a rimpinguare le casse dei francesi, tra cui un decreto del Comando di piazza che ordinava di «fondere quante casse di piombo venisse fatto di rinvenire, sperperando magari sacrilegamente le ossa degli estinti, per far palle e seminare di morti l’Europa». L’episodio, cui assistette il pittore Vincenzo Camuccini (lo stesso pittore che, ricorda Corrado Ricci, aveva riordinato la galleria del principe don Francesco Barberini, dove era conservato il presunto ritratto di Beatrice Cenci attribuito a Guido Reni) è ricordato nel libro di Gustavo Brigante Colonna e Emilio Chiorandi “Il processo Cenci” (Mondadori editore, 1934). Camuccini, all’epoca venticinquenne, in una mattina del 1798 si trovava nella Chiesa di San Pietro in Montorio per effettuare il restauro della Trasfigurazione di Raffaello posto sull’abside (ora il dipinto è alla Pinacoteca Vaticana). Intento a eseguire il delicato restauro, in piedi sull’impalcatura, a un certo punto Camuccini vede entrare nella navata un gruppo di soldati, capitanati da uno scultore dell’Accademia di Francia che il pittore definisce «un repubblicano di quegli arrabbiati della montagna». Camuccini, dall’alto dell’impalcatura, assiste con raccapriccio alla lugubre scena, quando le mani sacrileghe aprono il sepolcro di Beatrice Cenci, che ancora conservava lo scheletro coperto da un velo nero, accanto il teschio che «spiccato, si trovava accanto, deposto in un vassoio d’argento e coperto anch’esso da un velo nero, che, al toccarlo, si disciolse in polvere». Il vassoio d’argento sparisce. La leggenda di Beatrice Le vicende della famiglia Cenci, e di Beatrice in particolare, non potevano non suscitare curiosità, sentimenti di partecipazione sincera e commozione, ma anche interesse morboso, sia tra gli strati popolari sia tra gli artisti. Gli ingredienti c’erano tutti: la bellezza e giovinezza di Beatrice, il cupo ambiente familiare, le passioni torbide del padre, l’incesto, la vendetta dei fratelli, l’espiazione ed il supplizio finale. Per tale ragione, gli artisti delle arti figurative come di quelle letterarie, particolarmente in epoca romantica, trovarono numerosi elementi di ispirazione per le loro opere. Tra quelle letterarie possiamo citare: The Cenci, tragedia di Percy Bysshe Shelley, scritta e conclusa a Roma nel maggio 1819 Les Cenci, racconto di Stendhal, inserito nelle Chroniques Italiennes, 1829 Beatrice Cenci, racconto di Francesco Domenico Guerrazzi, 1854. Les crimes celebres: Les Borgia; La marquise de Ganges; Les Cenci, di Alexandre Dumas (padre), 1856 Nel Novecento é l’arte cinematografica, arte popolare per eccellenza, ad interessarsi della figura di Beatrice con numerose trasposizioni cinematografiche: Beatrice Cenci, di Mario Caserini (1909) Beatrice Cenci, di Ugo Falena (1910) Beatrice Cenci, di Baldassarre Negroni (1913) Beatrice Cenci, di Baldassarre Negroni (1926) Beatrice Cenci, di Guido Brignone (1941) Beatrice Cenci, di Riccardo Freda (1956) Beatrice Cenci, di Lucio Fulci (1969)

Testo liberamente tratto dai seguenti link:

it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_Cenci

www.museocriminologico.it/cenci.htm

2 commenti »

  1. andrea:

    Storia veramente affascinante, fino ad oggi conoscevo solamente “le grotte di Beatrice Cenci”, che si trovano in Abbruzzo vicino Tagliacozzo (Aq) paese natale di mia nonna, ma non la storia di questa povera nobil donna.
    Grazie per gli approfondimenti.

  2. info:

    Si, quelle grotte si chiamano così proprio perchè lì vicino si trovava la rocca di Petrella, dove Francesco Cenci rinchiuse la figlia e la moglie.

    http://www.sezione10.terremarsicane.it/itinerari/petrellagdbc.htm

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