Rossomalpelo

di Manuela Collarella

Amato ha ragione, parte seconda/la vendetta:

Archiviato in: Senza Categoria, Sicilitudine — 12 Luglio 2007 @ 17:31

Essere macho non prova mucho

L’articolo di Cristiana Rizzo sul blog palermitano Rosalio ha scatenato una ridda di risposte da blogger siculi che vogliono smentire l’equazione uomo-siculo=picchiatore maschilista.

Io, che sono sicula, ma che sono anche femmina, avevo iniziato a scrivere a mia volta un commento ma visto che è diventato estremamente lungo mi è sembrato più giusto metterlo qui.

Mi rivolgo direttamente ai suddetti blogger e in generale ai miei corregionali maschi, perché, al di là del campanilismo che un’affermazione come quella di Amato scatena istintivamente, forse sarebbe il caso di farsi un esamino di coscienza.

Premetto che secondo me il problema va esteso al Meridione, e non tanto alla Sicilia, per una serie di cause storiche e socio-culturali che sono comuni a tutto il Sud Italiano.

Allora cari signori maschietti, mi sembra quantomeno curioso che le repliche all’articolo di Cristiana Rizzo siano quasi tutti di masculi ansiosi di smentire l’affermazione di Amato.
Mi domando in quale tipo di Sicilia siate cresciuti e viviate.

Mi chiedo se abbiate mai avuto il sincero coraggio di chiedere alle vostre nonne e alle vostre madri cosa sia stata DAVVERO la loro vita coniugale….
Cerchiamo di chiarire un po’. La violenza sulle donne è anche detta violenza di genere. Nel senso che è un fatto che c’è un genere che si accanisce contro l’altro. Esiste da secoli. E’ universale.

Di certo i siciliani non hanno nè il primato nè il monopolio di chi mena meglio la moglie, e sono sicura che se andiamo a guardare le statistiche (che sono agghiaccianti) sono più o meno omogenee in tutta Italia.
Ma una differenza c’è stata e c’è.

C’è una bibliografia sterminata. Non mi invento niente, ma evidentemente bisogna rispiegarlo ancora una volta.

Ci sono contesti culturali dove l’uomo violento e maschilista viene stigmatizzato, e paesi, contesti e culture dove questo atteggiamento viene generalmente accettato e/o giustificato, sia dagli uomini che dalle donne.

Di solito i posti dove questo viene stigmatizzato sono quelli che hanno avuto una precoce scolarizzazione di massa, conseguente laicizzazione e secolarizzazione, e, ancora, un precoce ingresso di massa da parte delle donne nel mondo del lavoro (= indipendenza economica dall’eventuale picchiatore=possibilità di fuga). Di solito causa/conseguenza di questi eventi è la presenza di un movimento femminista a cui viene riconosciuto peso e autorevolezza.

E’ un fatto storico che l’Italia, in quanto paese mediterraneo, abbia vissuto con molto ritardo sia la scolarizzazione di massa,sia la laicizzazione (di fatto mai completata).

E tutto ciò rispetto ai diritti delle donne si è visto, basti citare due elementi:

- le disposizioni che riconoscevano le attenuanti in caso di delitto d’onore sono state definitivamente abrogate dal nostro ordinamento giuridico SOLTANTO nel 1981.

- Lo stupro è stato considerato dalla giurisprudenza italiana un delitto contro la morale e NON un delitto contro la PERSONA fino al 1996.

E’ un fatto ulteriormente storico che in Sicilia questi processi si siano verificati con ancora più ritardo e che il peso del movimento femminista nel Meridione, anche per le ovvie difficoltà contro cui si è scontrato, sia stato (mi duole dirlo) poco determinante.

Tutto questo per dire che il grado di accettazione sociale della violenza di genere in Sicilia era negli anni 60/70 ancora molto alto.

Il fatto stesso che la vicenda di Franca Viola nel 1965 sia stata un fatto eclatante ne è la dimostrazione chiara ed evidente. Il fatto che facesse SCANDALO non che una donna fosse stuprata, ma che una donna sequestrata e stuprata rifiutasse il matrimonio riparatore fa capire in che condizione stavano le donne siciliane.
Per non parlare dei matrimoni combinati che erano ancora pratica comune, delle contrattazioni sulla dote (come se parlassimo di capre da vendere al mercato), della violenza tra le mura domestiche, della sorveglianza a cui le donne venivano sottoposte da mariti, padri e fratelli.

Per non parlare del corto circuito culturale che si trovavano a fronteggiare le famiglie meridionali emigrate al nord, con i padri abituati alle femmine di casa remissive, e le figlie contagiate da un’Italia in fermento in piena liberazione sessuale.

Corto circuito che spesso ha dato luogo a vere e proprie tragedie, come quella di Maria Luigia.
Ok, magari negando l’evidenza, mi si può dire che questi sono casi isolati, che non fossero una specificità meridionale.

Siccome gli anni settanta sono lontani, possiamo finire a scontrarci sul piano del “io me li ricordo così”, “Io me li ricordo colì”.

Allora veniamo all’oggi.

Mi si vuole dire che ancora oggi non permane, in molte famiglie del sud, una profonda differenza (minore rispetto al passato ma permane) tra l’educazione dei figli maschi e delle figlie femmine? Laddove i primi godono di maggiore libertà, vengono stimolati alla competizione e all’autonomia fuori casa, e dalle madri serviti e riveriti in casa. E laddove le seconde di libertà e di autonomia fuori di casa ne godono di meno, ma imparano a essere “autonome” dentro casa, a essere mogli e madri fin dalla più tenera età?
Mi si vuole dire che il machismo diffuso in Sicilia non esiste più? Mi volete sostenere che una donna in minigonna riesce a passare in mezzo a un crocchio di muratori che consumano la menza birra senza sentirsi dietro qualche commento? (Può sembrare una cosa secondaria, invece è molto indicativa…).

Mi spiegate com’è che se ci si vuole inventare un’attività di aggregazione per le donne dell’Albergheria bisogna mascherarsi dietro il corso di cucito, se no i mariti non le fanno venire? Mi spiegate com’è che alla Kalsa le ragazzine di 15 anni fanno ancora la fuitina?

Io conosco donne palermitane che divorzierebbero domani da un marito violento, ma che non lo fanno perchè sanno che si troverebbero contro la famiglia propria, oltre che quella di lui.

Per le vittime ribellarsi diventa un’impresa ancora più immane, se contro ci si trova il mondo. E in Sicilia, più che in altri luoghi, ancora ci si trova contro il mondo.
Io conosco donne e uomini palermitani capaci di giustificare la violenza da parte del proprio figlio nei confronti della propria moglie con frasi del tipo: “Eh! Su mieritò, chidda è troppu rispustiera…”

Prima che qualcuno mi dica che parliamo di fasce sociali marginali, minoritarie e disagiate, vorrei ricordare che a Palermo queste fasce sociali costituiscono la maggioranza della popolazione. Che l’ordinarietà è costituita dal Cep, Borgo Vecchio e Brancaccio. Non dal bel mondo dorato, dove queste cose si fanno ugualmente, ma con la maggiore discrezione che contraddistingue la media borghesia.
Quando Burruano ha accoltellato il genero in molti hanno commentato che aveva fatto bene, e in pochi hanno notato che si trattava del solito schema medievale di difesa dell’oggetto/femmina.

Il problema, lo ripeto ancora, non è la maggiore o minore frequenza di atti di violenza al Sud. Ma il fatto che al Sud la vittima riceve ancora meno solidarietà e accoglienza di quella che riceve nel resto del Paese. Bene che le vada, verrà vendicata, ma non ascoltata.

Solidarietà che, più o meno tacitamente, mi pare esserci in maniera molto più spiccata per gli autori di quella violenza.

Andatelo a chiedere alle donne dell’UDI e alle donne dell’onlus “Le Onde”, che da anni si occupano di questi temi tra mille difficoltà.

Per il legame viscerale che ho con la mia “terronitudine”, sarei molto felice di smentire Amato. Ma siccome non sono la Prestigiacomo, preferisco essere onesta con me stessa e con tutte le donne che ho conosciuto e che sono state lasciate sole.

Io sarei oltretutto molto felice che in Sicilia nascesse qualcosa di simile a Maschile Plurale: … se proprio pensate che Amato abbia torto il miglior modo di smentirlo è prendere posizione, pubblicamente, ma non contro la sua dichiarazione, contro la violenza sulle donne.

Film/web/bibliografia per chi ne vuole sapere di più:

Processo per stupro

Documentario storico, proiettato per la prima volta nel 1979, che sconvolse l’opinione pubblica. Il “Processo per stupro” fu il primo processo a porte aperte della storia italiana, e l’impatto che ebbe sugli spettatori fu eclatante.

http://it.youtube.com/watch?v=xaTmbLzyWmk

http://it.youtube.com/watch?v=me5AX3LVvYk&mode=related&search=

Pierpaolo Pasolini, Comizi d’amore

Documentario del 1965 di Pier Paolo Pasolini sulla sessualità degli Italiani.

Purtroppo non ho trovato la sequenza in cui una serie di giovani Palermitani illustrano che alta opinione hanno della donne che lavorano…

Ne ho trovato altri due:

- Uno in cui un giovane calabrese spiega perché è meglio ammazzare la moglie che divorziare, perchè da divorziato cornuto ci resti comunque…
http://it.youtube.com/watch?v=IprzAKhB7DM&mode=related&search=

- Uno sulla legge Merlin in Sicilia in cui, ahimé, Buttitta si preoccupa più dei ragazzi che si sfogano con le capre che delle donne vittime di sfruttamento nelle “case di tolleranza”…
http://it.youtube.com/watch?v=7PYOJ9A0P0Y&mode=related&search

Testi sulla condizione della donna nel Meridione:
- Maria Rosa Cutrufelli, Disoccupata con onore. Lavoro e condizione della
donna, Mazzotta, Milano 1975.
- AA. VV., Essere donna in Sicilia, Editori Riuniti, Roma 1980; con saggi di
Simona Mafai, Gigliola Lo Cascio e Carola Gugino, Chiara Ottaviano, M.
Beatrice Vittorelli, Giuliana Saladino, Maria Venuti.
- Jole Calapso, Donne ribelli. Un secolo di lotte femminili in Sicilia,
Flaccovio, Palermo 1980.
- Jane Schneider, La vigilanza delle vergini, La Luna, Palermo 1987.
- Renate Siebert, … E’ femmina, pero’ e’ bella, Rosenberg & Sellier,
Torino 1991.
- Nella Ginatempo (a cura di), Donne del Sud. Il prisma femminile sulla
questione meridionale, Gelka, Palermo 1993.
- Renate Siebert, Cenerentola non abita piu’ qui. Uno sguardo di donna sulla
realta’ meridionale, Rosenberg & Sellier, Torino 1999.
- Irene Abbate e altre, Alle terre! Alle terre! Racconto a piu’ voci
sull’occupazione delle terre in Sicilia, Stampa Alternativa, Roma 2000.
- Gisella Modica, Falce, martello e cuore di Gesu’. Storie verosimili di
donne e occupazioni di terre in Sicilia, Stampa Alternativa, Roma 2000.
- Gisella Modica, Parole di terra, Stampa Alternativa, Roma 2004.

Aggiorno con questo link su una ricerca, parecchio significativa condotta da Arcidonna sulla condizione femminile in Sicilia:

La donna sommersa

14 commenti »

  1. darmix:

    intanto ci sono anche tante donne, che commentano su Rosalio, poi vorrei chiarire che non si è mai discusso sul fatto che la violenza sulle donne esista, si discute solo sull’accostamento inopportuno e non peculiare dei siciliani a queste abitudini, le disposizioni che riconoscevano le attenuanti in caso di delitto d’onore sono state definitivamente abrogate dal nostro ordinamento giuridico SOLTANTO nel 1981.

    - Lo stupro è stato considerato dalla giurisprudenza italiana un delitto contro la morale e NON un delitto contro la PERSONA fino al 1996.

    Queste cose sono successe in “Italia” non in “sicilia”.

  2. darmix:

    anche io femmina e sicula

  3. info:

    Si, darmix, quelle cose sono successe in Italia.
    Infatti la tesi di fondo del mio scritto è la violenza di genere è un fenomeno universale.
    Che l’Italia è storicamente in ritardo sui diritti delle donne.
    Ma che in Sicilia c’è ancora una cultura diffusa che non isola gli uomini violenti, ma tende a giustificarli.
    Che questa cultura diffusa è, per fortuna, in graduale via di evoluzione. Ma non mi si può dire che Palermo sia Stoccolma.
    Io ho sostenuto la mia tesi con argomenti, dati, citazioni ecc.
    Se non sei d’accordo con me, mi interesserebbe sapere la tua opinione. Ma vorrei che citassi altri dati.
    Non che quotassi la premessa in cui parlavo dell’Italia, evitando di commentare tutto il resto in cui si parlava di cultura meridionale.

  4. darmix:

    a me non piace polemizzare in modo sterile, intendevo che erano caratteristiche di tutta l’italia e non localizzabili geograficamente in sicilia :-), mi sembrava sottinteso, nessuna caratteristica dei siciliani, io credo, possa essere identificata con la cultura “in se” della violenza contro le donne e per quello ho ritenuto, (pensavo avessi letto il mio commento su rosalio) te lo riporto:

    permettimi di dissentire, non sul fatto che la violenza nei confronti della donna non esista per carità, ma sulla semplificazione assolutamente fuorviante operata da Amato, la cultura siciliana e con essa la storia della dominazione araba, poco hanno a che fare con questi concetti, anzi credo siano stati esempio di integrazione e tolleranza tra popoli.
    Durante i 200 anni della loro dominazione, gli Arabi portarono nell’isola la cultura, la poesia, le arti, le scienze orientali e abbellirono il loro regno con monumenti stupendi. Durante la loro permanenza gli Arabi diedero un notevolissimo apporto all’economia ed alla civiltà Siciliana: introdussero le colture del riso e degli agrumi, realizzarono opere di canalizzazione che consentirono l’uso razionale delle risorse idriche (cosa che oggi i nostri amministratori hanno “dimenticato”), non la cultura maschilista e il picchiare le donne e del rispetto per i deboli e “l’altro/a”.
    Amato si richiama a una tradizione consolidata che nessun siciliano conosce. Abbiamo altro tipo di violenze ataviche di cui vergognarci, qui in Sicilia.
    Mai visto l’albero degli zoccoli?
    o letto Padre Padrone?, ma nessuno oggi si sognerebbe di parlare da Ministro di questa Repubblica facendo ardui accostamenti, con la violenza domestica (che pure esiste ed è un problema) e definendola una peculiarità della cultura lombardo-sardo-pakistana (ironico).
    ciao

  5. darmix:

    non la cultura maschilista e il picchiare le donne e del rispetto per i deboli e “l’altro/a”.
    scritto male, intendevo scusa, non la cultura maschilista e il picchiare le donne, ma casomai la cultura del rispetto per i deboli e “l’altro/a”.

  6. info:

    Allora, nessuna polemica sterile. Anzi più ragioniamo delle cose, e magari meglio le capiamo.
    Io tutto vorrei che tranne che il mio discorso venisse strumentalizzato in chiave antisicula, antiaraba, o antipachistana (alla Santanché per capirci).
    Nessuno ha parlato di caratteristiche intrinseche, nel senso di genetiche o naturali.
    Credo che la distinzione di Amato tra Dio e Tradizione avesse si riferisse proprio a questo.
    Quando un fenomeno è di origine culturale, vuol dire che si è modificato nel passato e continua a modificarsi nel futuro. Ma da qui a negare l’esistenza stessa di tendenze culturali di un certo tipo è un altro discorso. Secondo me bisogna analizzarle e analizzarsi, non per disprezzare un gruppo etnico ma per capire e migliorare il futuro.
    Io non ho mai sostenuto, e non lo ha fatto neanche Amato, che il machismo meridionale sia una derivazione della meravigliosa (e lo dico senza ironia) dominazione araba del IX secolo d.C.
    Io ritengo che la condizione della donna fosse ugualmente sottomessa in tutto il mondo, oriente e occidente, fino al 1700.
    Poi in Europa con il secolo dei lumi è cominciato quel lento processo di modernizzazione e secolarizzazione che segue, secondo me, un unico filone dalla rivoluzione francese al 68.
    Non è che l’occidente sia oggi più libertario con le donne perchè la cultura giudaico cristiana sia con esse più tenera. E’ che mentre in Europa ci si prendeva la libertà a suon di rivolte, l’Oriente veniva colonizzato proprio dagli Europei. La Libertà che abbiamo è quella che ci siamo presa senza che le gerarchie cattoliche ci concedessero proprio nulla.
    Non europei che oggi blateriamo di scontro di civiltà e di arretratezza del mondo islamico abbiamo per secoli foraggiato e corrotto i governi e i regnanti più oscurantisti che potevamo trovare, abbiamo fomentato guerre e conflitti.
    Sintetizzando abbiamo impedito loro quella modernizzazione di cui noi abbiamo goduto, e che adesso accusiamo loro di non avere compiuto.
    E’ proprio per questo che mi dà molto fastidio quando molto siciliani che conosco blaterano di quanto sono arretrati e maschilisti gli immigrati.
    a) perchè parlano senza avere una minima cognizione di causa delle responsabilità che anche il nostro paese ha a proposito delle condizioni economiche e storiche dei paesi del sud del mondo
    b) Perchè salgono in cattedra sproloquiando di diritti delle donne, quando molti di loro, mi consta personalmente, sono i primi a calpestarli. Anzi chissà com’è razzismo e sessimo vanno sempre a braccetto.
    c) Perchè ci scordiamo che le critiche che i borghesotti del nord muovono ai manovali albanesi o marocchini sono le stesse, ma proprio le stesse, che subivano gli i migranti meridionali qualche anno fa.

    Io credo valga per gli immigrati di oggi, quello che valeva per gli immigrati di ieri: non è con il razzismo e lo scontro di civiltà che si conclude qualcosa.
    E’ con la conoscenza e il dialogo reciproco che si va avanti insieme. Bisogna fare un’analisi e assumersi le proprie responsabilità storiche da ambo le parti.
    E bisogna, soprattutto, aiutare le donne discriminate, e aiutare le associazioni e le realtà che se ne occupano. Sia in Occidente, che in Oriente, sia al Nord, che al Sud.
    Manuela

  7. darmix:

    “Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. Ma c’è una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario. Dobbiamo uscire da questa tradizione”, virgolettato. Come ho detto anche di la, scusa se mi ripeto, è una frase infelice, mostra rozzezza e superficialità, ancora più sorprendenti se si pensa che vengono da una persona raffinata e acuta come giuliano amato, ha lanciato, io ritengo, con una boutade (gaffe), una provocazione culturale per non sporcarsi troppo le mani con il “conflitto di civiltà”, che era il vero argomento.
    Poi condivido molte delle cose dette da te e anche disponibile a riflessioni critiche sulla condizione femminile, anche in sicilia, ma è “altro”.

    Sul riferimento alla cultura araba, fatti un giro sulla blogosfera, e vedrai post in cui si fanno altri ardui paralleli: Cioè, una delle culture più maschiliste d’Occidente (e che probabilmente deve la sua identità un po’ alla cultura islamica - presente in Sicilia per anni - e un po’ a quella cattolica) facciamo finta che ce la siamo inventati?
    E il film “la ragazza con la pistola” lo tolgo dalle commedie e lo metto nel reparto fantascienza?
    tanto per farti un’idea. (http://www.suzukimaruti.it/2007/07/11/cominciamo-a-dire-le-verita-scomode/)

  8. info:

    Secondo me non è una gaffe: attribuendo non a Dio ma alla tradizione il maschilismo siculo(cattolico) e il maschilismo pakistano(islamico)intendeva distinguere tra il piano teologico e storico culturale.
    Sul piano teologico (secondo lui)nessuna religione autorizza a picchiare una donna. Sul piano tradizionale, la mentalità sedimentata e la cultura religiosa (che è cosa diversa dalla religione) in molti contesti giustificano e approvano la violenza sulle donne.
    Siccome, come si affannano a dire le femministe islamiche (che andrebbero ascoltate di più), non è Allah che vuole che l’uomo picchi la moglie, ma è la consuetudine sedimentate in un certo luogo, abbiamo ancora la possibilità di fare qualcosa.
    Perchè il volere di Dio (per come è scritto in un testo sacro) è complicato da modificare… :P
    Sulla cultura e sulla tradizione si può intervenire.
    Ecco secondo me Amato questo ha detto.
    E non mi pare una cosa così allucinante.

    Per quanto riguarda il tuo ultimo commento non ho capito quale sarebbe la cultura più maschilista d’Europa. E non ho capito se è un’opinione tua o se riferisci. Non l’ho capito davvero, non sono sarcastica :)

  9. darmix:

    era un post-commento del link che ti ho messo, non mio, ma fiorito sulla blogsfera nel dopo Amato.
    Sono d’accordo sull’analisi del pensiero “amatiano” che fai, continuo a non essere d’accordo sulla scelta di utilizzare il paragone siculo-pakistano, come contestualizzazione :-)

  10. darmix:

    sempre a proposito della discussione che abbiamo fatto ti linko questo: http://www.aprileonline.info/4032/amato-fondatore-inopportuno-di-neologismi, che chiarisce anche come la stessa relazione di cui si parlava:
    i dati contenuti proprio nella relazione elaborata dal Viminale e dall’Istat qualche settimana fa, fotografia di un crimine “democratizzato”, cioè capace di attraversare, come una lama, tutte le categorie sociali, religiose, etniche con proporzioni agghiaccianti: nel 2006 hanno subito violenza ben un milione 150.000 donne; mentre le donne che nel corso della loro vita hanno subito violenze sono 6 milioni 743.000 (una su tre italiane), di cui 5 milioni di violenze sessuali. Nella maggior parte dei casi (oltre il 62%) all’interno dei nuclei familiari. Caso raro di ecumenismo ben riuscito!

  11. info:

    Mi pare di avere spiegato, sia qui che su Rosalio, con dovizia di dati e argomentazioni che non è in questione l’universalità del fenomeno violenza di genere.

    Mi pare di avere illustrato in modo fin troppo prolisso e troppo chiaro, che parlo di peculiarità di approccio culturale, che una cosa è quanto è diffusa la violenza, e una cosa è quanto sia generalmente e silenziosamente accettata.

    In molti contesti, quartieri e ceti sociali del sud d’Italia (mi pare anche di avere allargato la questione al Meridione) le vittime di violenza si sentono ancora troppo sole e spesso se picchiate dal marito si trovano contro la propria stessa famiglia d’origine: perché “prima viene la famiglia”, e “ognuno deve portare la sua croce”…

    Mi si continua a rispondere che le donne le menano tutti, mentre io parlo di una cosa più profonda e più sottile.

    O non mi sono spiegata bene, o si preferisce glissare…

    Scusa, non ce l’ho con te darmix ma è da due giorni che mi sembra di parlare con i sordi… e questa sordità mi puzza di orgoglio ferito.
    Tutti pronti a giurare che a casa loro non è mai stato picchiato nessuno da generazioni, questa quantità di gente è perfino smentita dalle statistiche che tu stessa porti. Mah… forse ammettere “tutti nella mia famiglia sanno che mio nonno a mia nonna le dava di santa ragione” è umiliante, ma sarebbe onesto.

    Di quale santità e di quale ragione poi… sarebbe da discuterne…

  12. cinzia:

    Le caratteristiche descritte non sono tipiche dei siciliani o siciliane ma degli ignoranti, molto semplicemente.

  13. info:

    Eh appunto Cinzia… in Sicilia il fatto che la scolarizzazione di massa, l’alfabetizzazione e l’urbanizzazione dei costumi siano arrivate più tardi rispetto a, faccio un esempio estremo, Londra… mi pare un dato incontrovertibile.Questo se vogliamo parlare di ignoranza nel senso di poca familiriatà con la cultura scolastica. Che poi la Sicilia sia fonte inesauribile di cultura in senso lato, in senso direi antropologico, è un altro discorso.

  14. Floripedis:

    Questo post, se pur tragico, è bellissimo…
    Mi hai fatto venire la pelle d’oca….
    So molto bene di cosa parli, fortunatamente non perchè vissuta sulla propria pelle ma perchè sono una che guarda oltre il paesaggio e sa leggere tra le righe….

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