Rossomalpelo

di Manuela Collarella

Se a Repubblica “Fischia il vento” diventa un inno del ventennio…

Archiviato in: Segnalazioni, Senza Categoria, memoria — 1 Agosto 2007 @ 11:31

partigiane

Passi che è estate e una svista ci può anche stare. Passi che ormai i canti partigiani se li ricordano solo in pochi. Passino gli schemini sui GGGiovani e una serie di altre cose già puntualmente fatte notare da Matteo Bordone.

Ma a Repubblica si è pur sempre pagati più che bene (il che dovrebbe corrispondere a una certa competenza e cultura generale…), ed il quotidiano aspira ad essere il primo d’Italia…

 

Non si può scrivere che

 

“Eppure è facile scaricarsi Divina Patria, Fischia il vento, Giovinezza, Ti saluto, vado in Abissinia, Me ne frego, l’Inno a Roma e altri svariati ameni versi in odore di Ventennio. Galleggiano tranquilli e indisturbati, su alcuni portali a dir poco nostalgici, li regalano anche”.

Gli si manda il canzoniere dell’Anpi?

————

Aggiornamento:

Fretta Fu: mi ha scritto l’autrice dell’articolo

per dire che era stato un errore dovuto alla fretta e al copia e incolla…

Ah, mannaggia al cut and paste

 

7 commenti »

  1. Sebastiano:

    eggià, non sarebbe male inviargli in canzoniere dell’Anpi :)

  2. manuela:

    Pare se ne siano accorti… il pezzo è stato corretto e tolto dalla home…

  3. masso:

    Si, ma sulle 700mila copie cartacee ormai il danno è fatto…….La notte de “la Repubblica”?

  4. info:

    non credo sia andato sul cartaceo… o almeno lo spero…

  5. Laura Costantini:

    Lo so che un errore può capitare nella fretta del giornalista medio, però… però a me questa pare mancanza di cultura, pura e semplice. Conosco tutte quelle canzoni, quelle fasciste e quelle della resistenza. Fanno parte della nostra storia, hanno un significato profondo. Ma io le conosco perché sono fortunata, avevo un padre amante della musica, melomane convinto, cultore di grandi voci come quella di Caruso o di Beniamino Gigli. Gigli fu un cantore delle glorie del Fascio, come molti altri artisti dell’epoca. Un’epoca affascinante, della quale bisognerebbe sapere prima di scrivere. Invece i giornalisti di oggi sono superficiali, vanno di fretta, non approfondiscono, spesso, semplicemente, non sanno.
    Hai fatto bene a rimarcare l’errore.
    Laura

  6. william nessuno:

    Eh sì. ma non è solo questione dell’essere ben pagati, è che bisognerebbe essere selezionati a prescindere dalle raccomandazioni: cosa che mi pare non avvenga in nessun caso, destra o sinistra che sia…

  7. info:

    No, ovviamente. Non è solo una questione di denaro. Però in teoria da una testata che aspira ad essere più autorevole di altre (e in cui i redattori sono trattati mediamente meglio che in altre) ci si aspetta qualcosa in più…
    A me l’idea di meritocrazia spinta non sorride… però vivere in un paese in cui la competenza sia un valore non dispiacerebbe…

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