Rossomalpelo

di Manuela Collarella

Little Rock cinquanta anni dopo. Punto e a capo

Archiviato in: Americana, Segnalazioni, Senza Categoria, Visual politics, memoria — 8 ottobre 2007 @ 01:16

little_rock_desegregation_1957.jpgRitorno al mio amore per la cultura africano americana con una segnalazione che mi sembra particolarmente ghiotta: uno speciale del New York Times sui cinquant’anni dai fatti di Little Rock.

Il 25 settemmbre del 1957 nove adolescenti neri (3 maschi e 6 femmine) incuranti degli insulti e della minacce della folla inferocita fecero il loro ingresso alla Central High School di Little Rock, Arkansas.

Quell’entrata fu una delle più forti spallate che il movimento per i diritti civili degli anni cinquanta riuscì a dare alla segregazione razziale nel sud degli Stati Uniti.

Perché quella storica svolta potesse verificarsi Ike Eisenhower li dovette fare scortare dall’esercito americano.

La segregazione non finì quel giorno e neanche il razzismo statunitense. Ma da quel momento la possibilità di polverizzare l’ipocrita dottrina che avrebbe dovuto tenere bianchi e neri “separati ma uguali” divenne concreta, palpabile.

Rimane nell’immaginario simbolico statunitense l’immagine di Elizabeth Eckford che, passo svelto, testa alta, un quaderno sottobraccio, apre una breccia nel sistema scolastico per soli bianchi. Sullo sfondo, tra le studentesse che presumibilmente le spiegano cosa altro dovrebbe andare a fare piuttosto che entrare nel “loro” liceo, si nota una ragazzina. E’ vestita di bianco, ed è minuta, ma urla con veemenza. Si chiama Hazel Bryan.

Nell’istante congelato dal fotografo Will Counts, Bryan incarna la rabbia e l’odio di un sud razzista che sente avvicinarsi l’odore della sconfitta e diventa il volto di una discriminazione che anche le donne sanno impersonare molto efficacemente. Come dimostrerà di lì a poco l’avvento del femminismo black.

Molti anni dopo Hazel Bryan si pentirà pubblicamente del proprio comportamento, forse anche perché perseguitata dall’immagine di se stessa in quella fotografia .

2 commenti »

  1. tizzja:

    Ogni tanto giro sul tuo blog, per vedere cosa scrivi: perchè c’è sempre qualcosa di interessante. Ed oggi cliccando qua e là, ho trovato questo post. Beh, penso che solo il New York Times e rossomalpelo si siano ricordati dell’avvenimento.

    Cara rossomalpelo, avrei voglia di leggere qualcosa in più sui postcolonial studies o argomenti annessi: Basta con la Siculia! scherzo, ovviamente. ;)

  2. info:

    Provvederò quanto prima. Stavo giusto per aprire la categoria post-colonial :)

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