Internet Bill of Rights: strada praticabile?
A conclusione dell’Internet Governance Forum di Rio de Janeiro Stefano Rodotà illustra su Repubblica la proposta di stilare una carta dei diritti di Internet. Dalla Cina alla Birmania i casi di censura e più in generale di violazione della privacy si moltiplicano.
E’ di pochi giorni fa la notizia del risarcimento strappato a Yahoo dalle famiglie di alcuni dissidenti cinesi condannati a dieci anni di carcere grazie alle informazioni fornite dal provider americano.
Si fa sempre più pressante il bisogno di un’autorità internazionale che possa occuparsi di questi problemi.
Durante il forum Gilberto Gil, ministro della cultura brasiliano (nonché celebre musicista), ha esplicitamente fatto riferimento alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
E proprio rispetto al documento riguardante i diritti fondamentali vigenti all’interno dell’Unione Europea (in attesa ormai da 6 anni di diventare giuridicamente vincolante) Rodotà rileva il paradosso del dibattito attuale.
Mentre la Carta dei diritti fondamentali si avvia a diventare giuridicamente vincolante, e ad essa si guarda come ad un modello, la Commissione europea prende iniziative che, anche con discutibili espedienti procedurali, limitano grandemente la tutela di diritti fondamentali, ad esempio in materia di raccolta e conservazione dei dati personali. Si deve uscire da questa schizofrenia istituzionale, che vede le grandi proclamazioni sui diritti troppo spesso contraddette da concrete e forti limitazioni, democraticamente pericolose e tecnicamente non necessarie o sproporzionate.
L’Unione Europea, insomma, predica bene ma razzola male.
L’editoriale prosegue sottolineando la necessità di non abbandonare la questione all’arbitrio delle corporation e dei singoli stati. Auspicando una presa di posizione da parte delle Nazioni Unite, procedendo in analogia con quanto sta avvenendo sulla moratoria internazionale contro la pena di morte e auguradosi che il dibattito si sviluppi all’interno di una piattaforma partecipata da una pluralità di attori.
Fin qui tutto condivisibile. Si può non essere d’accordo sul dichiare la libertà di espressione su Internet e la protezione della privacy degli individui dei diritti universali inalienabili?
Non sono una giurista, ma mi pare che in termini di diritto internazionale, il problema sia sempre il medesimo: una volta stabilito il principio chi si occupa di farlo rispettare?
Per Rodotà il problema sarebbe ormai superato.
Le obiezioni tradizionali - chi è il legislatore? quale giudice renderà applicabili i diritti proclamati? - appartengono al passato, non si rendono conto che “la valanga dei diritti umani sta travolgendo le ultime trincee della sovranità statale”, come ha scritto benissimo Antonio Cassese commentando il voto sulla pena di morte. Nel momento stesso in cui il cammino dell’Internet Bill of Rights diverrà più spedito, già vi sarà stato un cambiamento. Comincerà ad essere visibile un diverso modello culturale, nato proprio dalla consapevolezza che Internet è un mondo senza confini. Un modello che favorirà la circolazione delle idee e potrà subito costituire un riferimento per la “global community of courts”, per quella folla di giudici che, nei più diversi sistemi, affrontano ormai gli stessi problemi posti dall’innovazione scientifica e tecnologica, dando voce a quei diritti fondamentali che rappresentano oggi l’unico potere opponibile alla forza degli interessi economici.
Stabilire un principio universale è sempre importante. Definire desiderabile un determinato obiettivo è il primo passo perchè questo possa essere raggiunto.
Ma giudicare sorpassata la questione riguardante l’applicazione di questo principio in certe realtà è un po’ troppo ottimistico.
Da una parte, è vero, le Internet corporation possono in una certa misura essere condizionate dall’opinione pubblica globale. Sono delle aziende e in quanto tali sensibili alle azioni “dal basso”, come per esempio i boicottaggi.
D’altro canto, però, che i tribunali russi o iraniani possano smettere di perseguire i blogger dissidenti perchè ciò diventa universalmente deprecabile mi sembra poco verosimile.
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