<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Rossomalpelo &#187; Interviste</title>
	<atom:link href="http://www.rossomalpelo.org/archives/category/fattodame/interviste/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.rossomalpelo.org</link>
	<description>di Manuela Collarella</description>
	<lastBuildDate>Wed, 25 Aug 2010 17:18:29 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>&#8220;L&#8217;infanzia è un terremoto&#8221;. Intervista a Carola Susani &#8211; 3/3</title>
		<link>http://www.rossomalpelo.org/archives/111</link>
		<comments>http://www.rossomalpelo.org/archives/111#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 12:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[FattoDaMe]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilitudine]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[1968]]></category>
		<category><![CDATA[68]]></category>
		<category><![CDATA[68 in sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[anni '60]]></category>
		<category><![CDATA[anni sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni settanta]]></category>
		<category><![CDATA[belice]]></category>
		<category><![CDATA[carola susani]]></category>
		<category><![CDATA[danilo dolci]]></category>
		<category><![CDATA[earthquake]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[gibellina]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[l'infanzia è un terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[laterza]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[movimento nonviolento]]></category>
		<category><![CDATA[nonviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[partanna]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sicily]]></category>
		<category><![CDATA[storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[susani]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[valle del belice]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rossomalpelo.org/archives/111</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani di m4_n1c4, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/92583675@N00/2332385886/"><br />
<input width="333" vspace="10" type="image" hspace="10" height="500" align="right" alt="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani" src="http://farm3.static.flickr.com/2080/2332385886_8995a4b836.jpg" /></a></p>
<p>Terza parte dell&#8217;intervista a <a target="_blank" href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=426">Carola Susani</a> sul libro <a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788842079828/susani-carola/infanzia-terremoto.html"><em>L&#8217;infanzia &egrave; un terremoto</em></a>, a proposito del <a target="_blank" href="http://www.rossomalpelo.org/archives/93">terremoto in Belice nel 1968</a>.</p>
<p>Link alla <a href="http://www.rossomalpelo.org/archives/109">prima</a> e alla <a href="http://www.rossomalpelo.org/archives/110">seconda parte</a></p>
<p>(Le immagini sono state realizzate durante la presentazione del libro presso <a href="http://agavebookbar.blogspot.com/2008/02/prossimi-appuntamenti-febbraio-2008.html">l&#8217;Agave Bookbar</a> di Roma).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">********</p>
<p><strong>Il libro approfondisce anche il tema delle sconfitte che si abbatterono sul gruppo di lavoro di Partanna. La rottura con il gruppo di Dolci. Le intimidazioni da parte dei poteri locali. </strong><strong>In generale si &egrave; molto dibattuto su cosa non &egrave; andato in porto rispetto alle lotte di quegli anni. Mi piacerebbe analizzare anche ci&ograve; che non &egrave; andato perso. Considerare i risultati di una semina che non sembra essere stata del tutto vana. Come tu stessa lasci intuire in molti passaggi.</strong></p>
<p>Quella stagione, pur con tutti i suoi contrasti, continua a produrre conseguenze ancora oggi. Basti pensare al posto pi&ugrave; contraddittorio e assurdo di tutti come Gibellina: &egrave; proprio da l&igrave; che stanno venendo fuori diversi intellettuali.</p>
<p>Penso a Marilena Renda, per esempio, che &egrave; una giovane poetessa. Il fatto stesso di crescere in un posto cos&igrave; strano (sia che ti piaccia, sia che non ti piaccia) probabilmente ti costringe al ragionamento, ti costringe a prendere una posizione sulle cose.</p>
<p>E poi scendendo pi&ugrave; sul concreto. Tra i risultati del lavoro svolto in quel periodo non bisogna dimenticare risultati straordinari come le dighe, soprattutto quella di Garcia, l&rsquo;abolizione dell&rsquo;enfiteusi, che permise a molti contadini di riscattare i terreni e di introdurre diverse innovazioni nelle colture, la nascita del sindacato edile.</p>
<p>E&rsquo; anche grazie a quella stagione di movimenti se oggi la Sicilia Occidentale produce vini di ottima qualit&agrave;, competitivi a livello internazionale.</p>
<p>Senza le lotte di allora, senza le dighe, senza il riscatto delle terre, senza il lavoro per le cantine sociali, sarebbe stato impossibile.</p>
<p>Certo negli ultimi anni questo sta mutando in senso pi&ugrave; capitalistico, molte non sono pi&ugrave; vere e proprie cooperative.  Per&ograve; questo non vuol dire non riconoscere l&rsquo;immenso lavoro che &egrave; stato fatto. Lavoro per il quale mi pare che proprio negli ultimi anni si sia riacceso un certo interesse.</p>
<p>A partire proprio dal lavoro di Danilo Dolci. Ci sono stati i due documentari di Alberto Castiglione. Ci sono molti giovani che vanno a cercare Amico (uno dei figli di Dolci, <i>ndr.</i>) con una sete, con una voglia di sapere.</p>
<p>Ho saputo, e non credo sia casuale, che c&rsquo;&egrave; l&rsquo;intenzione di organizzare un convegno su Dolci in Sicilia nei prossimi mesi.  C&rsquo;&egrave; una voglia di guardarsi indietro per capire cosa prendere di tutto quel lavoro. Di quella vivacit&agrave; mentale.</p>
<p>Si tratta di esperienze portatrici anche di una grande forza creativa. Proprio per il loro specifico non violento erano costretti a mettere in campo una forte immaginazione. Non potendo scegliere la strada pi&ugrave; ovvia, quella dello scontro diretto, erano costretti a inventarsi altro. E cos&igrave; nascevano le marce, i digiuni, le lotte per l&rsquo;obiezione alla leva, gli scioperi alla rovescia. E poi non va dimenticata la visione di fondo di allora: un&rsquo;idea diversa di sviluppo del territorio e delle persone.</p>
<p><strong>Quando penso alla Sicilia contemporanea uno dei miei crucci maggiori &egrave; il dilagare del cemento (abusivo o meno), il suo arrendersi a una bruttezza vorace, a un&rsquo;espansione urbanistica folle, senza criterio. Il decennio compreso tra gli anni sessanta e i settanta &egrave; stato uno snodo fondamentale di questo processo . La riflessione di chi lavorava dalla parte degli abitanti, e in particolare dei tuoi genitori (dalla loro prospettiva di architetti), ha cercato di essere controcorrente anche su questo aspetto, eppure non sempre &egrave; stata ascoltata o ha avuto successo.</strong></p>
<p>L&rsquo;Ises (l&rsquo;istituto pubblico che si &egrave; occupato della ricostruzione dei centri abitati nel Belice) non ha avuto molta attenzione per la riflessione dal basso che si stava cercando di portare avanti. Si &egrave; preoccupato solo di ricostruire, ma non c&rsquo;&egrave; stata una riflessione architettonica sullo sviluppo e sul tipo di tessuto economico preesistente al terremoto.</p>
<p>Eppure questo &egrave; strano, visto che alcuni architetti che lavorarono con l&rsquo;Ises avevano frequentato per un periodo anche il gruppo di Dolci. Di fatto per&ograve; non ci fu un&rsquo;attenzione per l&rsquo;urbanistica nel suo complesso, per i bisogni degli abitanti.</p>
<p>Non ci si &egrave; preoccupati di ricostruire i collegamenti stradali che mettevano in rete i vari paesi.</p>
<p>E&rsquo; per questo che probabilmente mio padre sosteneva che l&rsquo;operazione fatta dall&rsquo;Ises fosse un&rsquo;operazione di tipo fascista, colonialista, calato dall&rsquo;alto.</p>
<p>Un&rsquo;impostazione che ha portato alla costruzione di paesi moderni, lontano dagli insediamenti distrutti, con le strade tutte uguali, senza un centro e una periferia, senza luoghi di incontro, con la piazza rettangolare alla fine del paese, invece che al centro.</p>
<p><strong>In questo senso il lavoro di tua madre </strong><strong>a Partanna e a Vita </strong><strong>con le cooperative edili&nbsp; ha quantomeno tentato di percorrere un&rsquo;altra strada.</strong></p>
<p>Si, con le case costruite dalle cooperative &ldquo;Produzione e lavoro&rdquo;. Erano cooperative in cui tutti erano soci: sia gli architetti, sia i lavoratori edili, sia coloro che avrebbero abitato le case. Da questo lavoro sono nate delle casette in stile razionalfunzionalista. Con il giardino. Ritagliate sulla disposizione degli spazi che avevano le case siciliane del passato. Nella loro progettazione si tentava di seguire le esigenze espresse dalla gente. Si cercava di &ldquo;costruire parlando&rdquo;. Anche se non sempre questo intento &egrave; stato recepito.</p>
<p>Inoltre lo spazio di intervento era limitato alle singole case, perch&egrave; sul piano urbanistico era l&rsquo;Ises che decideva. Per&ograve; ne sono venute fuori delle case in cui ancora oggi molti miei amici vivono bene.</p>
<p><strong>Hai intenzione di scrivere ancora di questa storia?</strong></p>
<p>Non ho ancora deciso. Potrebbe essere, ma se accadr&agrave; sicuramente sar&agrave; in un&rsquo;altra forma.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rossomalpelo.org/archives/111/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;infanzia è un terremoto&#8221;. Intervista a Carola Susani &#8211; 2/3</title>
		<link>http://www.rossomalpelo.org/archives/110</link>
		<comments>http://www.rossomalpelo.org/archives/110#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 13:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[FattoDaMe]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilitudine]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[1968]]></category>
		<category><![CDATA[68]]></category>
		<category><![CDATA[68 in sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[anni '60]]></category>
		<category><![CDATA[anni sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni settanta]]></category>
		<category><![CDATA[belice]]></category>
		<category><![CDATA[carola susani]]></category>
		<category><![CDATA[danilo dolci]]></category>
		<category><![CDATA[earthquake]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[gibellina]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[l'infanzia è un terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[laterza]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[movimento nonviolento]]></category>
		<category><![CDATA[nonviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[partanna]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sicily]]></category>
		<category><![CDATA[storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[susani]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[valle del belice]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rossomalpelo.org/archives/110</guid>
		<description><![CDATA[    Seconda parte dell&#8217;intervista a Carola Susani sul libro L&#8217;infanzia &#232; un terremoto, a proposito del terremoto in Belice nel 1968.
Link alla prima e alla terza parte.
(Le immagini sono state realizzate durante la presentazione del libro presso l&#8217;Agave Bookbar di Roma).
&#160;
********
Il tema della memoria e della sua trasmissione emerge spesso dal racconto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/92583675@N00/2331548699/" title="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani di m4_n1c4, su Flickr"><img width="328" hspace="10" height="500" align="right" src="http://farm4.static.flickr.com/3036/2331548699_9ac1baa9a1.jpg" alt="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani" /></a>    Seconda parte dell&#8217;intervista a <a href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=426" target="_blank">Carola Susani</a> sul libro <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788842079828/susani-carola/infanzia-terremoto.html" target="_blank"><em>L&#8217;infanzia &egrave; un terremoto</em></a>, a proposito del <a href="http://www.rossomalpelo.org/archives/93" target="_blank">terremoto in Belice nel 1968</a>.</p>
<p>Link alla <a href="http://www.rossomalpelo.org/archives/109">prima</a> e alla <a href="http://www.rossomalpelo.org/archives/111">terza</a> parte.</p>
<p>(Le immagini sono state realizzate durante la presentazione del libro presso <a prossimi-appuntamenti-febbraio-2008.html="" agavebookbar.blogspot.com="" http:="" href="http://agavebookbar.blogspot.com/2008/02/prossimi-appuntamenti-febbraio-2008.html">l&#8217;Agave Bookbar</a> di Roma).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">********</p>
<p><strong>Il tema della memoria e della sua trasmissione emerge spesso dal racconto. Quanto ha inciso, in questo senso, il fatto di essere adesso madre di due bambine?</strong></p>
<p>Beh c&rsquo;era l&rsquo;esigenza di colmare un vuoto. Molto &egrave; stato detto e scritto sul terremoto. Molto poco su quello che &egrave; venuto dopo, sulla ricostruzione e sulle storie delle persone che se ne sono occupate.</p>
<p>Questa, poi, &egrave; anche la storia della mia famiglia. Mi fa impressione pensare che le mie figlie potessero non saperne nulla.</p>
<p>In fondo, a modo mio, credo molto nella famiglia. Nelle famiglie come luogo in cui viene protetta la libert&agrave;. Pu&ograve; sembrare strano dirlo, ma &egrave; cos&igrave;. Durante il fascismo, ad esempio, sono state proprio alcune famiglie a custodire la memoria della libert&agrave;, di cos&rsquo;era la vita prima della dittatura.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">L</span><strong>a memoria ritorna anche nel passaggio in cui descrivi l&rsquo;abbattimento delle baracche, avvenuto in seguito alla ricostruzione.</strong></p>
<p>Di solito si cresce in luoghi che non scompaiono, ma si trasformano nel tempo. Passano gli anni, cambiano i negozi, invecchiano o si riverniciano le case.</p>
<p>Il momento dell&rsquo;abbattimento delle baracche &egrave; stata invece una cesura molto forte. Ha sancito l&rsquo;impossibilit&agrave; di tornare e la fine dell&#8217;infanzia nel modo in cui l&#8217;avevo concepita fino a quel momento. L&rsquo;impatto con Palermo fu tremendo.</p>
<p><strong>Emerge dal libro la grande capacit&agrave; di mobilitazione e di pianificazione nel lavoro sociale svolto dagli adulti che ti circondavano. Una capacit&agrave; di studio, di analisi, di metodo. Questo patrimonio di conoscenze &egrave; scomparso o ha trovato altre strade?</strong></p>
<p>No, non &egrave; scomparso. E&#8217; meno visibile. In un certo senso si &egrave; istituzionalizzato: molti progetti finanziati dall&rsquo;Unione Europea sono figli di questo tipo di esperienze di sviluppo dal basso.</p>
<p><strong>I</strong><strong>n quella fase e in quel contesto mondiale </strong><strong>l&rsquo;isola era tutt&rsquo;altro che periferica. Oggi fa molta&nbsp; impressione l&rsquo;immagine di una Sicilia attraversata da una marcia &ldquo;per la Sicilia occidentale e un mondo nuovo&rdquo; o &ldquo;per la pace in Vietnam&rdquo;. Marce che duravano settimane ed erano lunghe centinaia di chilometri. Marce alla cui testa spiccavano personalit&agrave; come Dolci, affiancato da rappresentanze provenienti dal Vietnam e dagli Stati Uniti.</strong></p>
<p>Beh si, c&rsquo;era un certo fermento, anche a livello internazionale. Sia il gruppo di Danilo Dolci che il centro studi di Partanna avevano forti legami con gruppi di attivisti svedesi, olandesi, portoghesi, greci.  Il terremoto in questo senso rappresent&ograve; anche un momento di grande rottura culturale, attraverso il quale un mondo contadino si ritrov&ograve; catapultato nel presente post-industriale.</p>
<p><strong>Doveva essere un corto circuito non da poco.</strong></p>
<p>Era un intero mondo che cambiava di colpo. Era emozionante, giusto per fare un esempio, vedere le ragazze nei paesi che mantenevano l&rsquo;usanza del lutto rimodulandola secondo l&rsquo;estetica degli anni settanta: aderenti pantaloni a zampa d&#8217;elefante, zeppe, occhi truccati con il kajal.</p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rossomalpelo.org/archives/110/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;infanzia è un terremoto&#8221;. Intervista a Carola Susani &#8211; 1/3</title>
		<link>http://www.rossomalpelo.org/archives/109</link>
		<comments>http://www.rossomalpelo.org/archives/109#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 16:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[FattoDaMe]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilitudine]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[1968]]></category>
		<category><![CDATA[68]]></category>
		<category><![CDATA[68 in sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[anni '60]]></category>
		<category><![CDATA[anni sessanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni settanta]]></category>
		<category><![CDATA[belice]]></category>
		<category><![CDATA[carola susani]]></category>
		<category><![CDATA[danilo dolci]]></category>
		<category><![CDATA[earthquake]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[gibellina]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[l'infanzia è un terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[laterza]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[movimento nonviolento]]></category>
		<category><![CDATA[nonviolenza]]></category>
		<category><![CDATA[partanna]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sicily]]></category>
		<category><![CDATA[storia orale]]></category>
		<category><![CDATA[susani]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[valle del belice]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rossomalpelo.org/archives/109</guid>
		<description><![CDATA[De L&#8217;infanzia &#232; un terremoto, il libro di Carola Susani sui suoi ricordi di infanzia nel Belice del dopo-terremoto, avevo gi&#224; accennato in questo post.
Di seguito è possibile leggere la prima parte dell&#8217;intervista che ho realizzato con lei. 
Link alla seconda e alla terza parte.
(Le immagini di questo post sono state realizzate durante la presentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani di m4_n1c4, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/92583675@N00/2331549073/"><img width="333" vspace="10" hspace="10" height="500" align="left" alt="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani" src="http://farm3.static.flickr.com/2087/2331549073_c3177940a8.jpg" /></a>De <a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/code/9788842079828/susani-carola/infanzia-terremoto.html"><em>L&#8217;infanzia &egrave; un terremoto</em></a>, il <a target="_blank" href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842079828">libro</a> di <a target="_blank" href="http://www.minimumfax.com/persona.asp?personaID=426">Carola Susani</a> sui suoi ricordi di infanzia nel Belice del dopo-terremoto, avevo gi&agrave; accennato in <a target="_blank" href="http://www.rossomalpelo.org/archives/93">questo</a> post.</p>
<p>Di seguito è possibile leggere la prima parte dell&#8217;intervista che ho realizzato con lei. </p>
<p>Link alla <a href="http://www.rossomalpelo.org/archives/110">seconda</a> e alla <a href="http://www.rossomalpelo.org/archives/111">terza</a> parte.</p>
<p>(Le immagini di questo post sono state realizzate durante la presentazione del libro presso <a href="http://agavebookbar.blogspot.com/2008/02/prossimi-appuntamenti-febbraio-2008.html">l&#8217;Agave Bookbar</a> di Roma.)</p>
<p align="center">*****</p>
<p>Quando qualche anno fa ho conosciuto Carola Susani (lavorando con lei&nbsp; presso la redazione del mensile <a target="_blank" href="http://www.accattone.org/">Accattone</a>) le chiesi il perch&eacute; di quell&#8217;accento un po&#8217; siciliano e un po&#8217; veneto.</p>
<p>Venne fuori una storia che sembra inventata e che invece &egrave; vera.</p>
<p>La storia di una coppia di giovani architetti di Marostica che si trasferisce in Belice nel 1968. Vanno a vivere in baracca insieme a coloro che il sisma ha lasciato senza casa.</p>
<p>Vanno perch&egrave; bisogna ricostruire tutto.  Perch&eacute; c&rsquo;&egrave; aria di mobilitazione. E perch&eacute; da qualche anno c&rsquo;&egrave; Danilo Dolci, con il suo gruppo di collaboratori, che al fermento contribuisce non poco.  Con loro c&rsquo;&egrave; una bambina di quattro anni.</p>
<p>Quella bambina &egrave; Carola.</p>
<p>Oggi fa la scrittrice. Scrive romanzi e racconti. A volte per bambini, altre volte per adulti. Mi sembr&ograve; strano che non avesse ancora scritto di queste vicende. Intuii che doveva esserci dietro una gestazione non facile, che finalmente con il libro pubblicato da Laterza &egrave; arrivata a compimento.</p>
<p><strong>Qual &egrave; stato il percorso attraverso il quale sei arrivata a raccontare questa storia?</strong></p>
<p>Ci sono state varie stesure che non sono andate a buon fine. Poi c&rsquo;&egrave; stato il documentario radiofonico <em>Cento Lire </em>realizzato per RadioTre. Le interviste registrate per quel programma mi hanno fatto venire finalmente la voglia di andare fino in fondo.</p>
<p>Prima di allora non riuscivo a trovare la chiave giusta. Mi sono sempre considerata una narratrice totale. Di conseguenza &egrave; stato spontaneo pensare alla forma del romanzo. Ma mi serviva un modo, una lingua, la giusta parabola, l&rsquo;intreccio adatto. E non riuscivo ad individuarlo.</p>
<p>Le figure che fanno parte di questa storia si rifiutavano di essere trasfigurate, di diventare esemplari. Non riuscivo a far assumere loro il necessario distacco.  <a title="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani di m4_n1c4, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/92583675@N00/2332377488/"><img width="333" vspace="10" hspace="10" height="500" align="right" alt="L'infanzia &egrave; un terremoto - Carola Susani" src="http://farm3.static.flickr.com/2350/2332377488_4f81ac0041.jpg" /></a>  Lorenzo  (Lorenzo Barbera, uno degli operatori del centro studi di Partanna, <em>ndr</em>.) non poteva diventare qualcosa di completamente diverso e neanche i miei genitori.</p>
<p>I personaggi che non avevano debiti con la realt&agrave; in qualche modo funzionavano, ma gli altri no.  Cos&igrave; ho lottato per tre anni con l&rsquo;abbozzo di un romanzo di cui poi ho buttato via quasi tutto.  Devo dire che successivamente mi ha aiutato il lavoro con la rivista <em>Accattone </em>e per la cronaca di Roma di <em>Repubblica</em>.</p>
<p>La pratica di una scrittura diversa, meno narrativa, meno verticale, meno densa, che lascia pi&ugrave; spazio alla realt&agrave;, mi &egrave; tornata utile per raccontare una storia che ai mie ricordi unisse le interviste, la storia orale.  Per certi versi &egrave; stato anche un recupero dei miei studi di storia e di antropologia.</p>
<p><strong>Nel libro sono presenti molti sicilianismi. Che rapporto hai con questa lingua?</strong></p>
<p>Chiaramente &egrave; stata una scelta. Il mio modo di scrivere risente in modo inevitabile della lingua siciliana. In fondo in Sicilia sono andata a scuola, ho imparato letteralmente a scrivere. Ho molti debiti con il parlato del siciliano. In realt&agrave; &egrave; molto pi&ugrave; strano che io abbia anche scritto in veneto. In questa occasione mi sono lasciata libera. E&rsquo; stato naturale che emergessero alcune parole emblematiche.</p>
<p><strong>Hai vissuto </strong><strong>in Belice </strong><strong>dai quattro agli otto anni.  Colpisce molto la nitidezza dello sguardo e dei ricordi che conservi di un&rsquo;et&agrave; cos&igrave; infantile. Trovo assolutamente singolare la prospettiva rovesciata che hai mantenuto nel tempo. Spesso parlando di te bambina nel libro parli dei grandi definendoli &ldquo;i nostri adulti&rdquo;.</strong></p>
<p>In effetti ho una memoria molto precoce della mia infanzia. Comincia anche da prima del trasferimento in Sicilia.  Gli anni nelle baracche, per me bambina, sono stati anche anni di grande libert&agrave;. Sin da piccola ho potuto godere di una estrema libert&agrave; di movimento e di esplorazione. Chiaramente lo posso dire perch&egrave; non ho vissuto il trauma del terremoto, della distruzione, della perdita di tutto,  ma solo la parte successiva.</p>
<p>Poi s&igrave; &ndash; sorride &ndash; io per molto tempo ho guardato ai grandi in maniera paternalista. Ai miei occhi questi adulti idealisti erano bellissimi, affascinanti, ma anche fragilissimi.  Mi ricordo di una volta in cui mia madre cercava di rassicurare me e mio fratello dicendoci &ldquo;voi non dovete preoccuparvi per me, io sono forte, io sono come nonna Abelarda!&rdquo;.</p>
<p>Io la guardavo con il sopracciglio alzato, con molta perplessit&agrave;. Ma in fondo da bambini siamo tutti cos&igrave; e poi lo dimentichiamo. Abbiamo pi&ugrave; paura che possa accadere qualcosa ai nostri genitori che a noi stessi.  Amo molto la distanza e l&rsquo;indipendenza con cui quando si &egrave; bambini si guarda al mondo. E&rsquo; uno sguardo per cui tutto &egrave; nuovo, tutto &egrave; da decodificare, da smontare per essere capito. E&rsquo; una sorta di decostruzionismo spontaneo.  (continua&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rossomalpelo.org/archives/109/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dal cassetto/1 &#8211; Come ti libero il software: intervista a Richard Stallman</title>
		<link>http://www.rossomalpelo.org/archives/59</link>
		<comments>http://www.rossomalpelo.org/archives/59#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 16:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[FattoDaMe]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Media e tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.rossomalpelo.org/archives/59</guid>
		<description><![CDATA[Ripubblico un&#8217;intervista a Richard Stallman del giugno 2002, realizzata di occasione dell&#8217;Hackmeeting di Bologna. Stallman è il fondatore della Free Software Foundation e del progetto GNU. E&#8217; un po&#8217; lunga ma in origine era per il cartaceo. 
&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;
Negli anni a venire, il movimento per il software libero riuscirà a contrapporsi efficacemente alle grandi case di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://juliancash.com/view/rms2/set/medium_os6_d4_4696.html" target="_blank" title="stallman.JPG"><img src="http://www.rossomalpelo.org/wp-content/uploads/2007/10/stallman.JPG" title="stallman.JPG" alt="stallman.JPG" align="left" hspace="10" vspace="0" /></a><em>Ripubblico un&#8217;intervista a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Stallman" target="_blank">Richard Stallman</a> del giugno 2002, realizzata di occasione dell&#8217;<a href="http://www.hackmeeting.org/" target="_blank">Hackmeeting</a> di Bologna. Stallman è il fondatore della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Free_Software_Foundation" target="_blank">Free Software Foundation</a> e del progetto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/GNU">GNU</a>. E&#8217; un po&#8217; lunga ma in origine era per il cartaceo. </em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>Negli anni a venire, il movimento per il software libero riuscirà a contrapporsi efficacemente alle grandi case di produzione di programmi proprietari e ad affermare il diritto al software libero?</strong></p>
<p>Mi fanno spesso questa domanda e io rispondo sempre che al momento la mia sfera di cristallo si è rotta. Scherzi a parte, questa è una previsione che non sono in grado di fare. E&#8217; come chiedersi chi vincerà prima della fine della battaglia. Il punto non è chi vincerà, il punto è combattere e sottolineare i motivi per cui lo si fa. <span id="more-59"></span>Ci si dovrebbe chiedere in realtà chi sarebbe giusto che vincesse&#8230;. E&#8217; anche vero che stiamo aggregando molte persone. Gli utenti di software libero si aggirano ormai attorno ai dieci milioni. Stiamo diventando sempre più forti ma anche i nostri nemici lo sono. Gli Stati Uniti stanno imponendo gli stessi canoni previsti dal <em>Digital Millennium Act</em> all&#8217;Europa e al resto del mondo. L&#8217;Unione Europea ha recentemente approvato una legge molto simile recependo, sostanzialmente, il provvedimento statunitense che pone pesantissime restrizioni al software libero.</p>
<p><strong>Sarà possibile in futuro per i programmatori o per i musicisti vivere del loro lavoro pur producendo materiale &#8220;libero&#8221;?<br />
</strong><br />
Beh, dipende da molte cose. Per quanto riguarda i programmatori, ad esempio, ce ne sono già molti che vivono di <em>free software</em>. Probabilmente ammontano a qualche migliaio, non ho dati precisi in merito. Per quanto riguarda chi lavora nel mondo della musica ad esempio io auspico che la musica sia distribuita liberamente in Rete e che sia possibile, per chi apprezza un brano, inviare un dollaro all&#8217;autore attraverso la Rete. Un dollaro può sembrare una piccola cifra ma pochi sanno che è più o meno lo stesso compenso corrisposto agli artisti dalle case discografiche. Applicare il <em>free</em> ai testi scritti è qualcosa che, inoltre, si sta già facendo. Per i libri di narrativa, d&#8217;opinione o d&#8217;informazione propongo una licenza che dia a tutti la possibilità di far circolare i testi liberamente, ma non di modificarli (come è normale per la particolare funzione che svolgono nella società ). Mentre per testi come dizionari, enciclopedie e simili propongo una licenza in base alla quale ognuno possa essere libero di apportare e ripubblicare un aggiornamento o una miglioria. Sono già in atto, ad esempio, numerosi progetti riguardanti dei dizionari &#8216;free&#8217;, dallo spagnolo, al vallone ai vari idiomi dell&#8217;India.</p>
<p><strong>Esiste una relazione tra la battaglia svolta dalle compagnie produttrici di software in difesa del copyright e la connessione sempre più stretta fra impresa e ricerca universitaria?<br />
</strong><br />
E&#8217; un preciso piano dei governi che ha fatto sì che il mondo degli affari adesso abbia il pieno controllo degli atenei. I fondi che vanno alla ricerca sono totalmente controllati dai gruppi finanziari. E ciò comporta delle forti ripercussioni sui risultati della ricerca stessa; basti pensare ai risultati degli studi sugli effetti dei farmaci. Una ricerca scientifica libera, nella quale lo spirito di cooperazione sia un elemento fondamentale, è assolutamente da difendere, tanto nell&#8217;informatica, quanto nella scienza in generale.</p>
<p><strong>Che tipo di clima si vive nel mondo dell&#8217;hacking dopo l&#8217;undici settembre e la conseguenti legislazione emanata contro il terrorismo?</strong></p>
<p>Bisogna prima di tutto chiarire cosa si intende per <em>hacking</em>&#8216; Con questa parola io intendo semplicemente fare qualcosa con il computer per divertirsi. Chi concepisce l&#8217;hacking in questo senso non ha alcun collegamento con attività terroristiche. L&#8217;attività di sabotaggio di sistemi informatici è invece il <em>cracking</em>. Certo, va anche detto che attualmente c&#8217;è molta paura. E il governo statunitense sta deliberatamente sfruttando il terrore della gente. Sono sicuro che quelle della polizia sono menzogne quando dice che chi organizza azioni di protesta sia un terrorista. I veri terroristi sono quelli che agiscono nell&#8217;ombra e cercano di non attirare l&#8217;attenzione su di sé. Sanno di cercare i terroristi nei posti sbagliati, ma arrestano ugualmente la gente innocente, stravolgendo i fatti. E tutto questo per dimostrare che possono tranquillamente non rispettare i diritti umani, la libertà e la democrazia. Esiste quindi il rischio che anche i semplici hacker, come tutto il resto della gente, ma in special modo gli attivisti politici, vengano particolarmente presi di mira dalle forze di polizia, anche perché spesso non solo la polizia mente sulle persone innocenti e manipola i fatti, ma è giustificata per qualsiasi cosa faccia. Possono inventarsi di tutto, perfino che un lettore Cd collegato ad un computer nasconda in realtà chissà quale bomba.</p>
<p><strong>Esistono delle differenze, dal punto di vista politico, tra la scena europea e quella statunitense?</strong></p>
<p>Ma in realtà non è scontato che nell&#8217;hacking ci sia una componente necessariamente politica . In senso ampio gli hackers formano una comunità, ma è qualcosa di molto vasto e variegato: ne fanno parte anche persone che non sono minimamente interessate alla politica. Gli hacker che operavano nel <em>Massachussets Institute of Technology</em> avevano una visione politica delle cose, ad esempio erano contro la guerra in Vietnam, ma questo non era per forza inerente alla loro attività di hacker. Per cui è difficile tracciare delle differenze in questo senso.</p>
<p><strong>Come ha trovato l&#8217;Hackmeeting italiano?</strong></p>
<p>Beh, in realtà sono rimasto a lavorare nella mia stanza per quasi tutto il tempo&#8230; quindi non ho potuto seguire le varie fasi. Comunque mi pare che ci sia un bel clima, e soprattutto un grande entusiasmo, in special modo per le questioni etiche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.rossomalpelo.org/archives/59/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
