Se a Repubblica “Fischia il vento” diventa un inno del ventennio…

Passi che è estate e una svista ci può anche stare. Passi che ormai i canti partigiani se li ricordano solo in pochi. Passino gli schemini sui GGGiovani e una serie di altre cose già puntualmente fatte notare da Matteo Bordone.
Ma a Repubblica si è pur sempre pagati più che bene (il che dovrebbe corrispondere a una certa competenza e cultura generale…), ed il quotidiano aspira ad essere il primo d’Italia…
Non si può scrivere che
“Eppure è facile scaricarsi Divina Patria, Fischia il vento, Giovinezza, Ti saluto, vado in Abissinia, Me ne frego, l’Inno a Roma e altri svariati ameni versi in odore di Ventennio. Galleggiano tranquilli e indisturbati, su alcuni portali a dir poco nostalgici, li regalano anche”.
Gli si manda il canzoniere dell’Anpi?
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Aggiornamento:
Fretta Fu: mi ha scritto l’autrice dell’articolo
per dire che era stato un errore dovuto alla fretta e al copia e incolla…
Ah, mannaggia al cut and paste…



