Belice 40 anni dopo: il ‘68 in Sicilia
(Immagine di Mario Macaluso)
Siccome in Sicilia facciamo le cose sempre a modo nostro da noi il ‘68 cominciò con un terremoto. Ma non in senso metaforico e sociale. Proprio un terremoto vero localizzato nella Valle del Belice, per la precisione una scossa di magnitudo 6.0 del 9° grado della scala Mercalli verificatasi nella notte tra il 14 e il 15 gennaio.
Le scosse si fecero sentire per diversi giorni, e si avvertirono, in maniera tutt’altro che lieve, fino a Palermo dove finì di minare il già pericolante centro storico (ancora in dissesto dal bombardamento del ‘43). In famiglia si racconta di mia nonna che trascina l’intera famiglia a trascorrere (come migliaia di altri palermitani terrorizzati) la notte all’aperto, dopo aver somministrato a mio nonno – che era a letto con la febbre alta – un’aspirina e un cognac di conforto.
Interi paesi come Gibellina, S. Margherita Belice, Poggioreale, Salaparuta e Montevago furono rasi al suolo, e molti altri subirono danni enormi. I morti furono centinaia (alcune fonti ne contano 231, altre 370), i feriti migliaia, i senzatetto arrivarono a 70mila.
Da quel momento per la Sicilia occidentale inizia una storia lunga e difficile. Un intreccio complesso in cui l’abbandono di chi è stato lasciato per anni a vivere nelle baracche si mescola alla corruzione di chi ha mangiato sulla ricostruzione per culminare nello sradicamento di chi (e furono molti ) davanti all’ennesima promessa non mantenuta è stato costretto ad andare via.
Un intreccio che si interseca col ‘68 che attraversava l’Italia e con i tentativi di mobilitazione dal basso dei terremotati del mai abbastanza rimpianto Danilo Dolci.
L’ennesima occasione persa di ricostruzione in senso democratico di questo paese, come narrato nel nuovo libro di Carola Susani: L’infanzia è un terremoto.
Approfondimenti:
Fotoreportage di Mario Macaluso sul Museo della Memoria di Santa Margherita Belice, sul Cretto di Burri e sulla città abbandonata di Santa Margherita Belice (colore e BN)
Articolo di Tony Zermo, tra i primi giornalisti ad arrivare sui luoghi del terremoto.
