Rossomalpelo

di Manuela Collarella

Entre Vues di Frank Horvat

Archiviato in: Fotografia, Libri fotografici, Segnalazioni, Senza Categoria — Maggio 14, 2008 @ 4:49 pm

Giacomelli, Doisneau, Koudelka, McCullin, Newton e molti altri. Nel libro "Entre Vues" (1990) il fotografo Frank Horvat ha raccolto una serie di interviste ad alcuni grandi nomi della fotografia mondiale.

L’idea del volume nacque in seguito ad alcuni problemi di vista che colpirono Horvat tra 1983 e 1985. Non potendo guardare il mondo attraverso il mirino della la macchina fotografica Horvat pensò di farlo attraverso i racconti dei colleghi.

Più che interviste canoniche si tratta della stesura di queste conversazioni: dialoghi tra persone appassionate del tema e che, come dire, qualche competenza in materia la possono ben vantare.

Il libro è oggi fuori catalogo e tutte le interviste si possono leggere online dopo aver cliccato sul link "photographers".

I testi sono disponibili in inglese, francese e italiano (traduzione italiana di Giancarlo Biscardi).

Via A certain log

 

The Houses of Hristina

Archiviato in: Fotografia, Segnalazioni, Senza Categoria, Visual politics, mostre — Maggio 7, 2008 @ 6:24 pm

Dal 7 all’11 maggio 2008, Gerdaphoto espone a Roma presso la Galleria “247”(Via del Pigneto 247), la mostra The Houses of Hristina di Hristina Tasheva.

Questo evento è realizzato in collaborazione con Tekfestival che l’8 maggio, alle 22.30, proietterà il documentario della regista olandese Suzanne Raes, The Houses of Hristina. Alla proiezione saranno presenti sia la regista che la stessa Tasheva.

Nata nel 1976 a Varna, in Bulgaria, dopo essersi laureata in economia Hristina Tasheva si trasferisce ad Amsterdam dove, da immigrata illegale, lavora per diversi anni come domestica. La difficoltà di adattarsi a un’altra cultura, la mancanza di comunicazione, la nostalgia la spingono ad analizzare il processo che accompagna questa trasformazione, e l’inevitabile isolamento che ne deriva. Hristina è invisibile. Silenziosa e discreta, pulisce le case. Ogni giorno una casa diversa, ogni giorno lo stesso lavoro. I contatti con i suoi datori di lavoro avvengono tramite brevi messaggi scritti. Per venire a patti con la sua vita, Hristina inizia a fotografare gli interni delle "sue" case. Insieme, queste foto, formano la casa che lei abita nei Paesi Bassi, una casa che la imprigiona.
 

La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dalle 16 alle 20, ingresso libero

Via Gerdaphoto blog

Cchiu scuru i’ mienzannotte un po’ ffari, o macari si

Archiviato in: Media e tecnologie, Segnalazioni, Senza Categoria, Sicilitudine — Aprile 22, 2008 @ 12:48 pm

In fugaMolti amici non siciliani mi domandano spesso perché in Sicilia non cambia mai niente, perché i siciliani hanno una terra bellissima (ah - sospiro -  il mare, ah - sospiro - il sole, ah - sospiro - le granite…)  ma si rassegnano al malgoverno, al sottosviluppo, alla disoccupazione, allo scempio ambientale. 

Volete sapere perché?

Ecco perché.

Nel frattempo la cara Annuzza torna a Roma, ‘che lei - si sa - vola troppo alto per occuparsi delle beghe di poco conto della terra natìa.

SquareAmerica

Sarà un effetto della postmodernità ma di questi tempi il quotidiano, il privato, gli affetti, i desideri incoffessati sembrano riscuotere grande interesse nel mondo fotografico.

Il Festival di fotografia di Roma di quest’anno verte fondamentalmente su questo.

Qui se ne era già parlato a proposito di Postcards & Secrets.

Oggi ci ritorno su con SquareAmerica.

Nicholas Osborn pubblica periodicamente su questo sito una selezione di istantanee d’epoca riguardante i primi tre quarti del Novecento.

Setacciando Ebay e i mercatini delle pulci Osborn ha costruito un ritratto ipnotico dell’immaginario visivo statunitense .

Le immagini sono esposte secondo criteri tematici, cosa che fa di Osborn un vero e proprio curatore telematico più che un collezionista.

C’è dentro tutto: dai classici da album familiare (matrimoni, bambini e animali domestici) all’ossessione per le armi, dal topos del viaggio e della strada  agli impeti di esplosione trasgressiva e alla morbosità  per la sessualità interrazziale, dallo sguardo coloniale al desiderio di emancipazione sociale di alcuni ritratti africano americanidall’assillo middle class per il decoro all’eccezionale discrepanza fra vizio privato e pubblico puritanesimo.

In un certo senso SquareAmerica è anche la celebrazione della fine dell’epoca delle  Polaroid, ormai soppiantate all’immediatezza del digitale.

Chissà se tra qualche tempo un po’ non ci pentiremo di questa corsa alla smaterializzazione.

Chissà tra quarant’anni cosa ci resterà da spulciare tra i banchetti dei mercatini.

Non tutto sopravvive al passaggio da un hard disk all’altro.